Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Walk the Dinosaur

La libera diffusione/condivisione di informazioni e contenuti sul Web rappresenta da sempre un cruccio per coloro che producono “frutti dell’intelletto”.
Tra questi, più di tutti, editori e discografici.
Senza voler qui analizzare i perchè ed i per come, o tracciare per tappe cosa è avvenuto da Napster in poi, avendo osservato per molto tempo anche da “addetto ai lavori” la situazione, ho potuto riscontrare che tra gli artisti sussistono (per fortuna) anche oasi libere dalla nevrosi da file-sharing peer-to-peer.
In particolare, tra gli esordienti (al 1° disco o quasi) o tra quegli artisti (anche noti) il cui mercato è legato quasi esclusivamente alla vendita del supporto in vinile (mix destinati ai dj professionisti), che già alla fine degli anni ’90 – quindi con la diffusione di Internet in termini di utenza e cultura – alimentavano abilmente la loro popolarità tra i giovanissimi “disseminando” in Rete e su Napster alcune versioni dei loro pezzi.
L’insolita operazione di auto-marketing non intaccava minimamente le vendite e contribuiva ad aumentare la simpatia degli artisti stessi i quali traevano, nel contempo, anche interessanti spunti per valutare il gradimento dei singoli brani e decidere se incidere o meno talune versioni. Il tutto infine avveniva anche col bene placet di alcuni produttori del settore. L’Mp3 era praticamente utilizzato nè più nè meno come uno spot.

Anche i video musicali nacquero, alcuni decenni orsono, per fungere da spot agli artisti ed amplificare la loro presenza televisiva da un capo all’altro del globo perchè, come noialtri mortali, anch’essi non erano dotati del dono dell’ubiquità.

Nei giorni scorsi ho letto un’inquietante notizia, o meglio, un vero tentativo di sovversione della natura promozionale dei…videoclip!

Il presidente di Universal Music, Doug Morris, si è scagliato (solo verbalmente, per ora) contro My Space e YouTube, ree – a suo dire – di infrangere i diritti d’autore mettendo a disposizione degli utenti migliaia di video musicali.

A mio avviso, in virtù della natura pubblicitaria dei videoclip, andrebbe incentivato il loro libero scambio tra siti, utenti e media in generale. Inoltre, come già avviene con le emittenti televisive, dovrebbero essere proprio i responsabili promozione delle etichette discografiche a fornire i file audiovisivi gratuitamente, magari mettendoli a disposizione dei webmaster o dei blogger (oggi autentici opinion leader) in apposite aree sui loro siti aziendali.
Eppure, qualche “dinosauro” ne vorrebbe ora ridurre la diffusione, a discapito degli artisti che già temono negativi effetti boomerang che tali eclatanti iniziative potrebbero avere sulla loro immagine.

Technorati

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Distonie

Nell’era di Internet l’informazione corre veloce. Nei disclaimer certe insidie potrebbero rallentarla. Ecco cosa accade.
Sempre più sovente mi imbatto in siti (aziendali, commerciali e non) che nel legal notice fanno ben presente che è vietato il linking, cioè linkarli, senza previa richiesta di autorizzazione. Inoltre, non vengono nemmeno elencate o ammesse eccezioni al divieto. Questo tipo di restrizione rende di fatto farraginosa l’attività di chi produce e diffonde informazione scritta in Rete (giornalisti, recensori, agenzie di stampa, opinionisti vari) che, talvolta, oltre che citare il nome di un sito (per il quale non occorre linkarlo, basta scriverne solo il dominio tipo MarketingPark.it) necessita pure di indicare al lettore il percorso diretto alla fonte della notizia che spesso è rappresentata proprio da una pagina o un documento interno, dotato il più delle volte di un indirizzo lungo ed alfanumerico – antiestetico ed iddigitabile – da racchiudere brevemente in un più che opportuno collegamento ipertestuale.
Posso invece comprendere i divieti quando bisogna tutelare il copyright, la proprietà intellettuale cioè di immagini, testi e logotipi.
Certe scelte estreme però sembrano dettate dall’ignoranza delle dinamiche della comunicazione che, da quanto ho potuto constatare, tocca molti operatori sia della Old che della cosiddetta New Economy.
Le contraddizioni, in alcuni casi poi, non finiscono qui. Che senso ha mettere a disposizione cartelle stampa e comunicati “ready to download” se poi chi dovrà recensire (parlo sempre di informazione online) il prodotto o l’azienda potrà liberamente farlo ma nel contempo dovrà anche accuratamente evitare i link, pena chissà che cosa?

Da comunicatrice ho imparato da subito che il lavoro dei professionisti dell’informazione va agevolato il più possibile in quanto spesso dispongono di tempi strettissimi per chiudere un articolo o un qualsivoglia testo. Di certo sta che obbligarli in dispendiose (in termini di tempo) richieste – e conseguenti attese – di autorizzazioni varie potrebbe indurli a desistere dallo scrivere di noi, invogliandoli a rivolgere altrove le loro preziose “attenzioni”.

Aggiornamento del 29/09/2006
In data odierna ho sottoposto i miei dubbi anche ai “colleghi” di
Mlist. Per chi volesse seguire la discussione può farlo qui.

Technorati

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Il ritorno dei Futuristi?

Il variegato universo della pubblicità ci riserva sempre quotidiane sorprese. L’advertising della telefonia e dei suoi gestori ancor di più. Alcune trovate sembrano create apposta (e forse è proprio così che stanno le cose) per generare chiacchiericcio ed opinioni sul Web, perchè la Rete ormai rappresenta la seconda vita degli spot e delle campagne offline. Come diceva qualcuno, purchè se ne parli…e a lungo.
Proprio per il ragionamento di cui sopra evito, se possibile, di espimermi in merito a questo e quello, per non alimentare col mio contributo un trend che non condivido.

E’ di questi giorni il nuovo spot dei “videofonini” con annessa promozione e cadeau “musicale” (una trombetta da stadio!) riservata ai nuovi abbonati.
La natura dell’omaggio mi ha generato non poche perplessità. Anche Pierluca non ha proprio potuto esimersi dal commentare l’iniziativa.
Trovare un perchè logico risulta difficile anche a chi, come noi, è avvezzo agli arcani meccanismi del marketing ed alle più astruse tecniche promozionali.

E’ possibile che, nel caso in questione, il creativo di turno/il marketer abbia voluto:

  • pensare ad un omaggio per chi nella vita ha già tutto (l’utile, il futile, l’inutile ed il dilettevole)?
  • scompaginare ogni schema, guardare al passato, a qualcosa di semplice ed ingenuo che avrebbe fatto felice però…i nostri nonni?
  • fare un tributo alla comicità dei tempi del muto o al nonsense modello Helzapoppin e Fratelli Marx?
  • ispirarsi ad un’opera di Depero, al rumore-fracasso celebrato da Marinetti?

Italiani strombettanti. Mah…

Ogni ulteriore opinione sarà la benvenuta.

Technorati

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