Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

La libertà di stampa nel mondo. Novità e conferme.

Secondo il quinto rapporto pubblicato da Reporters sans Frontières su 168 paesi, la stampa libera parla finlandese. L’Italia si colloca al 40° posto, guadagnando due posizioni rispetto al 2005. Fa riflettere, invece, il 53° posto degli USA, patria del giornalismo.
La classifica completa qui.

Filed under: censura, giornalismo, libertà di stampa, Reporters sans Frontières, stampa

Quando l’autoconservazione diventa autoestinzione

Un link pubblicato all’interno di un testo o di un post è in pratica PUBBLICITA’ GRATUITA, nient’altro che una citazione innocua (per il copyright) dotata però del grande potere di veicolare utenti freschi da un sito all’altro che potenzialmente potrebbero diventare anche lettori affezionati. Grazie al linking ho potuto conoscere ed apprezzare negli anni testate ed autori che seguo tutt’ora. La negazione di un link ad una notizia, una fonte o ad un contenuto su un sito limita de facto il numero di accessi al sito stesso. L’editore che si ostina in tal senso fa praticamente harakiri!
Purtroppo in Belgio ormai succede già.
In un post precedente avevo posto in evidenza come certi “dinosauri” dell’industria discografica – pur di autoconservarsi (o almeno così essi sperano) – limitino ostinatamente la diffusione dei loro videoclip=spot musicali sul Web (esemplare è la vicenda di You Tube). Ebbene quegli imprenditori miopi oggi godono anche dell’ottima compagnia degli editori belgi e, come le celebri bestie della Preistoria, si stanno avviando allegramente sul viale dell’estinzione che – come la storia insegna – ha favorito però la comparsa dell’uomo sulla Terra!

Filed under: copyright, editoria, industria discografica, linking, metafore, pubblicità, spot, video musicali, You Tube

L’innovazione: a volte basta poco

Quando si parla e si scrive di innovazione il pensiero ci porta subito verso cose macroscopiche, eventi eccezionali, utopie insomma.
L’innovazione di un prodotto comporta una serie di processi (rilevazione e valutazione dell’indice di gradimento e ragioni dell’eventuale scontento, ricerche di mercato, aggiornamento della linea produttiva con nuove tecnologie etc.) e di conseguenza dei costi che non tutte le aziende possono permettersi.
Talvolta stupisce che siano proprio le multinazionali (notoriamente con grandi disponibilità di risorse) a proporre ostinatamente prodotti che per formulazione e performance sono indietro anni luce.
E’ di questi giorni la polemica che ha investito il settore dei cosiddetti soft drink (molto amati dai bambini) nei quali sono state rilevate tracce di benzene. In quel caso, nonostante basterebbe riformulare la ricetta base delle bevande (sostituendo il sodio benzoato), alcuni produttori hanno dichiarato che non apporteranno alcuna variazione perchè, a loro dire, non vi sarebbero rischi per la salute pubblica.

Tra le piccole-grandi “rivoluzioni” che ho potuto riscontrare di recente vi segnalo:

  • il deodorante 24h “davvero antitraspirante” che non lascia aloni bianchi sui tessuti scuri. Era ora!
  • l’etichetta tipo tyvek dell’acqua minerale, che non si bagna e non si appiccica sulle mani;
  • l’astuccio dei Tic-Tac. Un tempo era di plastica rigida (tipo plexi) che in tasca si spaccava facendo fuoriuscire tutti i confetti. Oggi è di plastica flessibile.

Migliorare anche di poco un prodotto è un dovere verso chi sceglie.

Filed under: aziende, bambini, innovazione, multinazionali, prodotto, ricerca

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