Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Cosa bolle in pentola?

In un post recente ho espresso i miei dubbi riguardo l’attendibilità di certe “chart” nate per tentare di classificare la blogosfera.
Deve trattarsi probabilmente di un trend perchè – tra cloni e proseliti – non mancano le iniziative, aldiquà ed aldilà dell’oceano.
Perchè?
In genere, quando c’è tanto fumo vuol dire che qualcosa sta bruciando, anche se ancora non si capisce cosa.

Le metodiche mi lasciano ancora perplessa. Si inneggia, ad esempio, a Technorati come strumento infallibile.
Cari di MarketingPark sappiate che il post che state leggendo per Technorati nemmeno esiste!
Come non esistono tutti quelli ivi pubblicati dal 4/09 ad oggi. Infatti, nonostante abbia cura di “pingare” ad ogni nuova pubblicazione, Technorati continua a rilevare che l’ultimo aggiornamento di questo blog risale a 37 giorni fa! Ciò significa che tanti post interessanti (a giudicare dai vostri graditi contatti/commenti) non sono stati mai indicizzati e di fatto non sono presenti su Technorati. Sorry (per loro).

Il buon Rubel si è premurato di mettere a disposizione pure un file Excel con le prime “boutade”, sì perchè non mancano errori macroscopici: siti di dubbio contenuto o chiusi da tempo!

P.S.
A Rubel qualcuno dovrà pur dirglielo, prima o poi, che sarebbe meglio se cambiasse la foto-profilo nel suo blog. Personalmente trovo la sua espressione un tantino “clownesca”.
Sarà perchè da sempre sono guru-refrattaria.

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Archiviato in:comunicazione

15 Responses

  1. Anonymous ha detto:

    Hai ragione Titti! Sarà anche che di questo periodo è molto trend parlare e scrivere di Blog e della Blogosfera, soprattutto da gente che non riesce nemmeno a capire bene cos’è un sito web. E pensare che alcuni anni fà ci davano per pazzi, noi navigatori del web!

  2. Pier Luca ha detto:

    Cara Titti,L’autoreferenzialità narcisista dei blogger è conclamata ed appurata già dalle prime ricerche sulla blogosfera di Pew Internet o Tecnorati stessa. Anche a me la parola Guru inizia a provocare forte disagio e, talvolta, motilità intestinale.Già dai tempi della ricerca di Casaleggio sulla blogosfera italiana avverto fastidio relativamente alla logica dei link e delle classifiche [strampalate, come dici tu, visto che confermo che avviene lo stesso per gli articoli di Marketingblog].Personalmente preferisco parlare e confrontarmi con poche e selezionate persone che con una moltitudine di…….Un abbraccio.Pier Luca Santoro

  3. MarketingPark ha detto:

    Amici, i vostri disagi sono anche i miei, anzi ce n’è un altro che vorrei provocatoriamente sottoporvi:COSA NE PENSATE DELLE COSIDDETTE REGOLE (PRESUNTE) PER UN BUON BLOG?A volte leggo di qualche “fratello maggiore” (i blogger della prima ora) che, sedendosi in cattedra, elenca le doti imprescindibili perchè un blog sia un buon blog.Preciso che:a)da sempre, per tutte le cose, valuto la sostanza ed i contenuti prima ancora che la forma (fondamentale invece per i corporate blog);b)che di seguire il gregge proprio non ne voglio sapere;c)con un mezzo così giovane (come lo è il blog) le regole vanno rivalutate e ribaltate quotidianamente, altrimenti si rischia di farlo ammalare di senilità precoce.CiaoTZ

  4. Simone Favaro ha detto:

    Inizia ad essere fastidioso trovare i link a bookshop che ti vendono libri su “come creare un blog di successo” e “come guadagnare grazie ai blog”. Purtroppo, come la storia della rete ci insegna, si tratta di fenomeni di moda. Ora è trend il blog, e allora via tutti a cercare di diventare i guru della blogosfera. Insomma, l’abbiamo già visto con chat, forum e lo vedremo nuovamente con l’info-product, l’info-marketing e via dicendo.Sul fattore gregge, Titti, vale un po’ la posizione che molti hanno verso la televisione: “ah, io non ho mai visto una edizione del GF e nemmeno una de La pupa e il secchione”. Personalmente io ci sguazzo dentro. E’ fantastico “leggere” la televisione e vedere riflessi i comportamenti sociali. La stessa cosa vale per i Blog e sono convinto che chi voglia occuparsi di comunicazione, sia business che consumer, non possa prescindere da questo e non possa permettersi di snobbare i fenomeni di massa che, in modo più o meno accentuato, condizionano la vita ed i consumi.Scusa la verbosità e l’OT.Simone

  5. MarketingPark ha detto:

    Caro Simone, probabilmente hai frainteso qualcosa nel mio messaggio o, forse, mi sono espressa io troppo sibillinamente. Da comunicatrice vivo e seguo il fenomeno blog con grande attenzione. Le sfumature e le potenzialità del mezzo sono enormi, guai sottovalutarle o ignorarle (anche a fini di business).Il cosiddetto “gregge” (al quale non sento di poter mai appartenere)è quello che segue alla lettera i diktat (i come ed i quando) che qualcuno, con molti interessi nel campo, ogni tanto divulga.Se tutti ci omologassimo ad un modello ideale, la blogosfera diverrebbe un mondo di cloni indistinguibili. L’identità conta. Eccome.

  6. Simone Favaro ha detto:

    Cara Titti, in effetti avevo compreso male il tuo pensiero. Da questo punto di vista concordo a pieno. Il problema è il mito de “la fonte certificata” a cui, come avevo detto in un mio post, è riconosciuta una autorevolezza non sempre meritata ed è giustificato nel poter dire quello che vuole! In queste circostanze è l’effetto “branco” che fa da padrone. Nessuno osa mettere in dubbio. Se sollevi perplessità, ti mettono in un angolino o ti denigrano. Quindi, facendosi forza su questi fattori (branco e paura di essere esclusi) si rafforza il potere “persuasivo” di queste fantomatiche fonti/guru e, come in un esperimento di Pavlov, al suono del loro campanello tutti sbavano.Non ho mai messo in dubbio l’identità del singolo. Anzi. Volevo solo porre l’attenzione sulla necessità di guardare i fenomeni dall’interno. Osservandoli da vicino, ed entrandoci, si possono osservare tanti piccoli dettagli che sfugirebbero volando alto. Un po’ come le ricerche di mercato dirette (sul campo) e indirette (su dati raccolti da altri). Vale anche qui il detto: in medio stat virtus.

  7. MarketingPark ha detto:

    Simone, vedo che la discussione comincia ad incanalarsi nel modo giusto. Facciamo allora un altro distinguo tra autorevolezza conquistata (frutto di anni di lavoro e stima guadagnata sul campo) ed autorevolezza “concordata” (più persone, d’accordo tra loro, identificano un tot di opinion leader ai quali riconoscono pubblicamente ed in ogni circostanza possibile quell’autorevolezza da utilizzare poi in varie circostanze e business). Forse stiamo svelando troppo il gioco…

  8. Simone Favaro ha detto:

    Titti, come nella realtà anche nella rete esistono i circoli chiusi, chiamarli massonici forse è troppo. Sono gruppi che non fanno altro che referenziarsi vicendevolmente a prescindere da tutto. Per auto sostenersi, o semplicemente perchè sono amici. Se guardiamo al mondo della radio, per non parlare della televiosione dove il gioco è più evidente, si conoscono tutti, si auto citano e così via. Chiudono spesso le porte al nuovo o, quando le aprono, è solo per far entrare l’idea nuova, non la persona. Il gioco, credo, sia meno nascosto di quanto si creda. Il problema è che per pigrizia o timore (di che?) nessuno tenta di portarlo alla luce.

  9. Stefano Vitta ha detto:

    Il problema dei circoli è più umano che di sistema. Gli intrecci della blogosfera creano legami che vanno al di là del semplice link. Ne è un esempio l’ultima polemica scatenata su Digg per il voto di scambio.Difficile, però, identificare una soluzione. Il sistema si può correggere, i comportamenti umani meno.

  10. MarketingPark ha detto:

    Non so perchè ma, per la prima volta dopo il 2001, da quando cioè tutti abbiamo giurato che non ci saremmo “ricascati” più, e che mai avremo seguito i tanti profeti erranti, sento di nuovo aria di bolla, sì ma “bolla 2.0”!

  11. Luca ha detto:

    Sentendo l’aria che tira ci cascheremo ancora nella bolla, ma forse alla fine sta nella nostra natura.Beh.. ma una bolla ogni 5 anni non è poi molto, poteva andare peggio.Mica penseremo che ogni blog vale un tot. ? oppure che ogni post vale un tot.? non dai non ci crediamo mica alla favoletta che adesso non valgono niente ma fra un po varranno un sacco di soldi ed è maglio comprare adesso…

  12. MarketingPark ha detto:

    Hai proprio ragione, Luca.In fondo, dopo 5 anni una nuova bolla ci voleva proprio ;-)Ciao

  13. giuliana ha detto:

    …E se fosse che ogni link vale un tot? O ogni commento? In fondo quello che conta è trovare un’unità (non necessariamente di misura ma misurabile) che consenta di valutare, anche in termini astrusi, l’oggetto di comunicazione che ci interessa, in questo caso i blog. Avete presente i grp? Stessa cosa, temo.ciao!

  14. Luca ha detto:

    Ho presente i GRP, e mi vengono i brividi…

  15. MarketingPark ha detto:

    Il fatto è che i blogger cosiddetti “influenti” (che si vorrebbero utilizzare per fini più o meno intuibili) parlano ad un uditorio fatto di altri blogger, meno celebri ma sicuramente pratici del mezzo ed in grado di comprendere il gioco.La partita più interessante, a mio avviso, per alcuni si giocherà sul fronte “corporate”, e qui ne vedremo di belle…e di balle!

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