Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Cosa ci inventiamo oggi per vendere?

L’aura di scientificità: trend oppure ultima spiaggia?
Quando il Marketing attribuisce poteri…miracolosi!

Ho di recente letto un interessante post di Nicola Mattina che fa riflettere sulle nuove tendenze del marketing legato ai “commodities”, i beni cioè di uso e consumo comune.
Non pochi marketer, infatti, ricorrono a mezzi che definisco “non convenzionali” pur di far emergere dall’anonimato o far spiccare dall’abitudinario questo o quel prodotto.
Tra i mezzi di cui sopra c’è il ricorso “all’aura di scientificità” per attribuire poteri e qualità a prodotti che in realtà non ne hanno per niente, o quasi.

Le aziende sono pronte a coniare neologismi evocativi, a sventolare (frettolosamente però, affinchè nessuno possa leggere attentamente e scorgervi i se ed i ma) test clinici, ricerche scientifiche etc.

Trattasi di stratagemmi commerciali che potevano sortire qualche effetto venti, trent’anni fa, forse.
Il livello culturale degli italiani nel frattempo è migliorato; i consumatori si consultano sul Web, pronti a sbugiardare chiunque; la Rete consente in tempo reale di verificare e reperire informazioni su presunti principi attivi e molecole miracolose.
Eppure certe aziende perseverano nel ridicolo.
Sì perchè difficilmente riescono a superare l’infallibile prova empirica dei consumatori.

Altro esempio. E’ di questi giorni lo spot di una nota linea di alimenti per l’infanzia. La protagonista è un noto volto della pubblicità (potrei citare almeno venti spot con la sua faccia, trasmessi negli ultimi 5-6 anni) e come me la ricorderanno in tanti. Ella, con look da scienziata (camice bianco ed occhialini da vista) interpreta il ruolo di una madre-lavoratrice alle prese con l’alimentazione dei figli in crescita, ed elogia – ovviamente – l’azienda che la produce, che è la stessa per la quale lei lavora.
Tuttavia (e spudoratamente) il copywriter di turno, sottovalutando la memoria visiva dei telespettatori, le ha comunque messo in bocca una battuta finale rendendo ancor più inverosimile lo spot: “Da ricercatrice e da mamma io li consiglio”.

Se poi l’attrice professionista sia – nel corso degli anni – diventata una ricercatrice per davvero (come la web designer raccontata da Nicola) non mi è stato ancora possibile saperlo, ma lo trovo francamente improbabile.

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Da grandi tutti faranno…il Content Manager!

Stamattina leggevo le doglianze legittime di Pier Luca Santoro.
Di recente anche altri blogger (io inclusa) hanno lamentato di essere diventati inconsapevoli co-autori di blog e siti che neanche conoscevano.

Certe “storture” sono sempre più frutto dell’abile non-lavoro di sedicenti Content Managers che con quasi truffaldino – o perlomeno maleducato – copia ed incolla riescono a colmare intere sezioni, a volte interi siti, con i migliori post specialistici della nostra Rete.
I feed ordinati per argomento negli aggregatori o in Del.icio.us rendono il tutto ancor più semplice.
Il problema è che i rispettivi autori dei post non vengono quasi mai neanche avvisati riguardo l’utilizzo che si fa dei loro testi nè del contesto ove vengono pubblicati, che potrebbe essere a loro più o meno gradito. Inoltre – fattore non da poco – trattasi spesso di siti che lucrano con sponsor e pubblicità, guadagni che, ovviamente, non vengono condivisi con gli ignari autori.

Chi è e cosa fa un Content Manager?
Brevemente, è colui che si occupa della supervisione e del reperimento dei contenuti per un prodotto editoriale (se online o offline poco cambia). Seleziona gli autori più idonei al suo progetto (per competenza, prestigio o altro), stabilendo modalità di utilizzo e retribuzione (se prevista) del frutto del loro ingegno.
Egli conosce le dinamiche dei mezzi d’informazione e della comunicazione moderna (per formazione e, soprattutto, comprovata esperienza), è attento alle evoluzioni di esigenze e gusti del suo pubblico al quale saprà proporre i contenuti giusti al momento giusto, individuati prima della concorrenza.

Anch’io, nel mio curriculum, annovero un’esperienza da Content Manager per un noto “portale” di entertainment, che negli anni ha variato solo il nome ma sostanzialmente ha mantenuto struttura e qualità iniziale. Il mio lavoro (uno dei più impegnativi che abbia mai fatto) era frenetico, ero quotidianamente alle prese con una montagna di materiale (testi, immagini, audio e video prodotti da collaboratori retribuiti) da incasellare in un puzzle perfetto che alle 8 del mattino in punto fosse in grado di sorprendere un’utenza internazionale.

Oggi le “nuove leve” amano fregiarsi di titoli altisonanti lavorando poco e male. Con la scorrettezza la prima a rimetterci è la reputazione: dell’editore, del progetto e dei suoi responsabili.

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Asincronie

Quando un’azienda lancia un nuovo prodotto/servizio/promozione – o rinnova la sua comunicazione istituzionale – essa vive uno dei momenti più delicati della sua storia, perchè maggiormente esposta e quindi più vulnerabile agli attacchi dei suoi detrattori e concorrenti.

Per questa ragione, soprattutto prima di imbarcarsi in nuove campagne stampa/tv (che raggiungono la massa), andrebbero evitati errori di comunicazione e verificate anche funzionalità, attualità ed aggiornamento di tutti gli altri canali del communication/promotion mix: eventuali siti web, packaging, claim etc. per evitare sfasamenti.
Mi spiego: se nell’ultimo spot dell’aranciata X si fa riferimento ad un nuovo concorso al quale si può partecipare anche via Internet (e nello spot in questione appare pure l’indirizzo ufficiale) ma, una volta collegati scopriamo che il sito non è stato ancora aggiornato con la promozione pubblicizzata in radio e tv ormai da giorni (quindi risulta di fatto impossibile partecipare), cosa penseremo di quel brand?
Purtroppo i “disallineamenti” di cui sopra sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare (quasi sempre a discapito del canale web) ed ogni anno sono tanti i prodotti ed i marchi celebri che ne sono pessimi protagonisti.
Ne discutemmo, lo scorso Luglio anche su IMLOG .
A stupire è il fatto che, talvolta, vengono investiti grossi budget (pensate solo a cosa costa oggi trasmettere uno spot in un qualsivoglia canale tv nazionale) eppure sia all’interno che all’esterno dell’azienda può celarsi qualche “orbo” capace di incenerire con molto poco la più nobile delle iniziative.

Nei giorni scorsi è partita la nuova campagna/tormentone di una società di servizi telefonici d’informazione elenchi abbonati, che vede protagonisti due loquaci gemelli con baffi e caschetto neri.
Nel frattempo, il sito ufficiale propone ancora gli “indimenticabili” ballerini biondi della campagna di due anni fa ed un’area “comunicati stampa” ferma a Febbraio 2006!
E pensare che proprio il Direttore Marketing della società in questione ha recentemente dichiarato: “Dietro questa campagna c’è un lavoro di 6 mesi passati a definire la strategia da adottare: aspettiamo gli esiti di questo primo flight che consideriamo di test per pensare ad eventuali evoluzioni”.

Un consiglio: mentre aspettate, giusto per ingannare il tempo, provate ad aggiornare pure il resto!

Filed under: comunicazione

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