Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Il "Marketing Open-Source"

The Open-Source Marketing Theory
Quello di cui state per leggere nemmeno esiste (ancora) quindi, al fine di determinare da subito la “maternità” dell’idea (fossi stata uomo avrei ovviamente parlato di paternità, come si conviene) mi sono permessa di scegliere pure il termine più idoneo per battezzarla, qualora i posteri volessero riportarla (ampliata magari, riveduta e corretta) nei futuri testi di Marketing e di Economia :-).
Ad ispirarmi, una incentivante pratica già applicata con successo in alcune illuminate realtà imprenditoriali (soprattutto straniere), nonchè la diffusione del corporate blogging.
Non lo fo per soldi nè per fama, ma solo per dare un mio personale contributo alla com-pe-ti-ti-vi-tà.

Oggi, con questo post, nascerebbe quindi ufficialmente il “mio” Marketing Open-Source, anche definito con l’acronimo MOS.
Qui di seguito le FAQ relative all’idea.

A chi si rivolge il MOS?
ad aziende in difficoltà creativa/innovativa (nonostante manager stra-masterizzati e stra-pagati);
ad aziende in difficoltà economica (perchè low budget, basta dotarsi di uno strumento interattivo, tipo blog).

Perchè il MOS?
Chi frequenta assiduamente la Rete, sa quanto inascoltati siano i pareri di consumatori-rivenditori-utenti vari su questo o quel prodotto/servizio da parte di chi produce beni di consumo. Lo strabismo delle aziende può generare insoddisfazione, disaffezione e conseguente abbandono del brand a favore di altri più rispondenti alle proprie esigenze. L’abbandono di un brand genera a sua volta altri disastri di natura economica: aziende in crisi, riduzione del personale/disoccupazione, impoverimento di intere zone geografiche.
Le aziende con attitudine “all’ascolto”, invece, che vorrebbero cioè poter attuare sondaggi e valutazione del gradimento presso clientela/utenza proprio al fine di migliorarsi, potrebbero magari desistere dall’intento temendo gli alti costi di consulenti e società di rilevamento.

Cos’è il MOS?
Il Marketing Open-Source è un marketing al quale tutti possono contribuire, dall’economista all’uomo della strada, interagendo costruttivamente con le aziende, per amor di patria o per un ritorno economico.

Come si applica il MOS?
Semplice! Basta dotarsi di uno strumento interattivo tipo blog con pagine dedicate ai singoli prodotti/servizi in catalogo/commercio. Per ogni “referenza” il visitatore può lasciare (previa registrazione con dati personali e fiscali) suggerimenti sui temi: Promozione, Comunicazione, Pubblicità, Packaging, Marketing, commercializzazione, innovazione/migliorabilità etc. Le informazioni fornite saranno pubbliche e suscettibili di eventuali commenti e contributi.
Se l’azienda applicherà interamente o in parte un’idea, essa corrisponderà un premio significativo (in natura o in danaro) al suo legittimo autore.

Effetti positivi del MOS.
Coinvolgimento e fidelizzazione al brand;
Riduzione dei costi di consulenza;
Accesso ad idee immediatamente applicabili;
Individuazione di talenti testati sul campo ed incorpabili, perchè no, in azienda.

Attendo ora i vostri graditi commenti.

*Questo post è stato pubblicato anche da Marketing Journal e Business Online

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Archiviato in:Marketing, Marketing Open Source, teorie

14 Responses

  1. Anonymous ha detto:

    C’è troppa moda dell’open source… non mi convince ;-)mugnolohttp://mugnolo.blogspot.com/

  2. MarketingPark ha detto:

    Un conto sono le mode, altro le risposte ai problemi pratici.Qui conta il fine non il mezzo.Ciao

  3. Luca ha detto:

    Ciao perche non MOSE Marketing Open-Source Excellence.così giusto per chiudere il concetto come mosè porti le aziende verso la terra promessa del buon marketing.

  4. MarketingPark ha detto:

    Luca, con il tuo contributo sei già entrato nello spirito “open” della teoria!Ora bisogna solo diffondere il verbo :-)Auspico comunque che la mia provocazione (neanche troppo visionaria come sembrerebbe) sia di stimolo per qualcuno.A presto.TZ

  5. Luca ha detto:

    Io credo che il Marketing sia una bestia strana, chi non ne sa nulla e dice di saperne non collaborerà mai,per paura di essere scoperto mentre chi ne sa veramente, ha raggiunto una consapevolezza tale da aver capito che nel marketing di verità assolute non ne esitono. Perchè non esistono 2 aziende uguali, 2 messaggi uguali, 2 campagne uguali o 2 clienti uguali.Ma la provocazione mi piace, avevo proposto una cosa simile qualche tempo fa da [mini]. e la rilancio a te decidi un brand qualunque, il tuo panettiere va benissimo e proviamo.

  6. MarketingPark ha detto:

    Non vorrei urtare l’altrui sensibilità…ognuno pensa di coltivare il proprio orto come nessun altro potrebbe. Se facessimo le pulci ad un brand/prodotto qualunque (come in fondo già facciamo nei blog, ma in modo più soft) si alzerebbe un polverone.Io ho suggerito solo una “cura d’urto”, il rescue remedy, una terapia estrema, la rianimazione insomma per le aziende col braccino corto e poche idee in testa.Ho messo al servizio dell’umanità tutta (aggratis) una mia idea :-)Se la applichino loro, se vorranno.Tu dici : “Perchè non esistono 2 aziende uguali, 2 messaggi uguali, 2 campagne uguali o 2 clienti uguali”.La quantità di suggerimenti pratici che potrebbero giungere attraverso il MOS, ne sono certa, comporterebbe per le aziende solo l’imbarazzo della scelta. Ognuna prenderebbe (retribuendo l’autore) solo quello che riterrebbe più opportuno per le sue esigenze. Niente sprechi di tempo nè risorse.Le menti illuminate potrebbero finalmente contribuire attivamente al benessere del Paese perchè incentivate a farlo. CiaoTZ

  7. Nicola Mattina ha detto:

    Il problema del tuo approccio è che l’open source prevede il superamento delle cattedrali in favore dei bazar (leggi http://it.wikipedia.org/wiki/La_Cattedrale_ed_il_Bazaar) e sostiene il valore del dono come generatore di ricchezza.Tu invece parli del monsignore disperato che, non sapendo più a che santo votarsi, indice un concorso tra i fedeli promettendo loro un tozzo di pane invece della terra promessa…(oggi mi sento metaforico ;-)Nicola

  8. MarketingPark ha detto:

    @NicolaNoto che la metafora ti ha contagiato!Il dono è un generatore di ricchezza. Se la ricchezza riguarda la collettività, donare acquista ancor di più senso.Se donare conoscenza, idee e talento arricchisce uno o pochi invece…Nessuno dovrebbe lavorare gratis.Il MOS, se adottato, deve avere regole certe ed uguali per tutti i contributors. Per alcuni potrebbe diventare un lavoro a tutti gli effetti. Il termine “open source” in Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source) viene così esplicato: “In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione. L’open source ha ovviamente tratto grande beneficio da internet. Alla filosofia del movimento Open Source si ispira il movimento Open content: in questo caso ad essere liberamente disponibile non è il codice sorgente di un programma ma contenuti editoriali quali testi, immagini, video e musica”.Il termine “open source”, insomma, dapprima puramente tecnico e circoscritto al mondo del sw, negli ultimi anni è entrato nel lessico comune e sta ad indicare un quid in divenire grazie al contributo di più individualità. Da qui il mio accostamento possibile al Marketing.Il MOS dovrebbe essere considerato come una pratica seria, non un concorso a premi dove il premio è fatto magari di briciole.

  9. MarketingPark ha detto:

    OLTRE LA VISIONE.La pratica del MOS qui teorizzata potrebbe – per molti – rappresentare davvero un’opportunità di lavoro seria.Da non sottovalutare il fine di far emergere talenti che potrebbero contribuire con la loro intelligenza, esperienza ed educazione dal mondo intero. Le aziende abbatterebbero i costi di consulenti e/o dipendenti (nonchè i tempi morti), e tutti sarebbero consulenti di tutti, senza confini geografici o sociali. La diffusione della conoscenza sarebbe totale.

  10. andrea ha detto:

    interessante il tema e lo svolgimento…io sul mio blog sto lavorando a qualcosa di analogo più specifico sul brand management, e anch’io ho “coniato” un termine per individuarlo: “bottom-up brand management”.anche in questo caso l’idea è quella di apssare da un approccio “prescrittivo” ad uno “generativo”.

  11. MarketingPark ha detto:

    Ciao Andrea.Grazie allo strumento blog emergono, ormai quotidianamente, idee e teorie sviluppate su più fronti e da condividere con altri individui con medesimi interessi. La tua è stata una utile testimonianza.A presto

  12. Vitale V. ha detto:

    Nel creare un website per una ditta di serramenti mi ponevo il problema di come rendere partecipe il visitatore/cliente del sito.Visitare un sito non significa solo prendere informazioni e basta ! La tua idea è la soluzione essendo particolarmente pratica veloce e facile da realizzare.Grazie

  13. Fabio ha detto:

    Lo trovo decisamente interessante. Molte persone avranno un’approcio chiuso, del tipo: perché devo dare suggerimenti a qualcuno che mi vende? Atteggiamento negativo del tipo: il venditore è un mio nemico.La maggior parte lascerà perdere.Ma ci sarà qualcuno che coglierà l’occasione di condizionare direttamente l’offerta che riceve.Molti saranno anche spaventati dal marketing, come scrive Luca, ma credo che alcuni di essi non sarebbero spaventati dal concetto di feedback quanto dalla parola.Penso che proverò a fare qualche esperimento: è da qualche tempo che ragiono sulla possibilità di usare in modo sensato il blog come strumento di lavoro…Grazie per lo spunto.Fabio

  14. GAlex ha detto:

    Tu hai scritto: Ognuna prenderebbe (retribuendo l’autore) solo quello che riterrebbe più opportuno per le sue esigenze. Niente sprechi di tempo nè risorse.Ritengo che la professionalità del consulente o del responsabile marketing e/o del grafico, vengono inizialmente sminuite da questo meccanismo di “appiattimento” delle competenze ad un mero “picking” all’interno di un supermarket di informazioni preformattate. In realtà quello che manca alle imprese “in cattive acque” non è la disponibilità di strumenti e pacchetti di strumenti, bensì la sensibilità “fine” (“Fingerspitzengefühl”, diremmo noi in Germania) del navigato professionista, che coglie sfumature e ottimizza le risorse. E’ quindi inevitabile che questo “prendere” di cui parli (al femminile 😉 ) sia da delegare a chi ha almeno un po’ di buon gusto. Il che pone il problema su un livello diverso e quindi non lo risolve. Altro aspetto direttamente correlato è che se non sai che pesci pigliare, non sai nemmeno dove iniziare a guardarti intorno. Manca lo spunto.Per non parlare della costanza e del tempo da dedicare al core business che verrebbe necessariamente ridotto in favore del tempo da dedicare allo studio degli strumenti “prefabbricati” disponibili in MOS. Pensa a Linux e Vista… quanti hanno l’uno e quanti l’altro?E’ come se volessi fare la pulizia dei denti e visto che lo sbiancamento lo puoi fare anche con Blanx e PearlDrops, il dentista si limitasse a indicarti la tecnica di applicazione del prodotto. Il risultato non è esattamente lo stesso. Ho provato… 😉

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