Marketing Park

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Il futuro dietro le spalle

Quante volte vi sarà capitato, in azienda o altrove, di osservare il lavoro di vostri subalterni non diretti (sui quali cioè non potevate azzardare alcun intervento migliorativo) e notare lacune, grossolanità o incongruenze? E’ colpa (o merito) dell’esperienza, di errori già vissuti e superati, pensare di poter svolgere talune mansioni sicuramente meglio della giovane o inesperta risorsa che avete visto all’opera.

Ricordare come e cosa eravamo all’inizio di un percorso umano e lavorativo non è cosa da tutti. Figuriamoci solo ipotizzare di abbandonare certe posizioni conquistate per ritornare ad uno dei ruoli precedenti ed inevitabilmente più modesti.

Per qualcuno potrebbe invece rappresentare la svolta verso la felicità. Troppe responsabilità, lo sappiamo, anche a fronte di compensi adeguati tolgono spazio e qualità alla sfera privata e familiare, possono interferire con la salute, modificare comportamenti e costringere un individuo a fare continui compromessi con sè stesso ed i suoi desideri.

Eppure pochi hanno il coraggio di lasciare o cambiare un lavoro. Guardare indietro, e non sempre e solo davanti, può aiutare a riscoprire momenti legati ad un ruolo del passato che rivivremmo volentieri perchè in linea con le nostre attuali esigenze. L’esperienza accumulata consentirebbe di riaffrontare con successo certe problematiche, apportando valore incommensurabile in taluni comparti di un’azienda o di un’organizzazione.

La dispersione, anzi, dissipazione della conoscenza è uno dei grandi problemi delle aziende miopi. Esse badano al “ringiovanimento” del parco risorse umane perchè più economico nel breve termine. La vera sfida è piuttosto mantenere e sfruttare al meglio i senior anzichè indurli al prepensionamento o, peggio, alle dimissioni.

Un autoridimensionamento volontario non è un’azione contro natura (al massimo andrà contro i dettami di una certa economia) perchè denoterebbe un livello di evoluzione e consapevolezza non comune.

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Archiviato in:economia, evoluzione, lavoro, teorie

11 Responses

  1. sacha catalano ha detto:

    Analisi molto interessante che credo possa trovare un riscontro in ambito privato. Ma nel pubblico? Quanto potrebbe funzionare un autoridimensionamento quando questo ,per vari motivi, avviene con largo anticipo rispetto alla pensione e quasi sempre è sinonimo di lassismo e calo della qualità nel lavoro?ciao

  2. giuliana ha detto:

    nel privato accade, anche se necessita di un po’ di giochi di prestigio, soprattutto contrattuali. però non sono convinta che paghi, o per lo meno nella mia esperienza non lo fa se non nel brevissimo periodo. dopo un po’ le persone si ritrovano ad avere un altro futuro dietro le spalle, ed è assai raro che si riesca a non rimpiangerlo. quanto all’atteggiamento delle aziende miopi, sono assolutamente d’accordo, e credo che tu sappia anche perchè 😉

  3. Nicola Lorusso ha detto:

    Mi sembra una filosofia azzardata, rinunciataria, se vuoi un po’ troppo altermondialista e di basso profilo per venire dal mondo della comunicazione e del marketing.Perché invece non guardare più avanti, più lontano, perché non migliorarsi costantemente, perché non fare della formazione continua o della riqualificazione se non ci sentiamo più adatti al ruolo che ricopriamo… ma sempre un passo avanti… fermarsi e dire “non solo adesso faccio solo quello che so fare, ma in più lo insegno agli altri per una sorta di filantropismo” mi sembra una comoda giustificazione ad un fallimento completo.ciao

  4. MarketingPark ha detto:

    @ Nicola: il migliorare le proprie competenze attraverso la formazione è d’obbligo, a qualunque livello si opera.Il tuo contributo alla mia solo apparente provocazione però rappresenta il sentimento più diffuso, secondo il quale bisogna perseguire carriere a qualunque costo e chi non lo fa, perchè gli è rimasto un briciolo di saggezza che gli fa vedere oltre, viene bollato come fallito.Si possono fare bene anche le piccole cose, se questo dà felicità. Quando leggo le cifre sui consumi di droghe (cocaina in particolare) non mi stupisco. Questa società chiede troppo agli individui, impone atteggiamenti innaturali.Le aziende pullulano di infelici che non hanno saputo guardarsi dentro in tempo.

  5. Nicola Lorusso ha detto:

    Continuo a credere che non sia l’azienda il posto dove “fermarsi a riflettere”, fare piccole cose o ricercare la propria felicità. Anche la mia era solo una provocazione, senza alcuna intenzione di bollare niente o nessuno. E’ chiaro che il mondo lavorativo non si divide tra saggi, felici ed appagati da una parte e frustrati, arrivisti e cocainomani dall’altra. Tuttavia la felicità nel lavoro, se é possibile trovarla, mi sembra più legata al guardare avanti, al dare risposte a problemi nuovi, a rimettersi in gioco saltando nel buio piuttosto che su un comodo cuscino.

  6. Claudio Iacovelli ha detto:

    Alcune grandi realtà industriali si sono rese conto del valore dei propri lavoratori “senior”, ed hanno corretto i processi di incentivazione “all’esodo”.Le aziende che hanno fatto un ricorso consistente ad incentivi economici per indurre i lavoratori in età critica all’allontanamento dal posto di lavoro, in diversi casi hanno pagato un prezzo ancora più elevato: una imprevista perdita di competenze ed esperienze, il patrimonio lavorativo del personale “allontanato” dai processi produttivi.E’ una tendenza che ha registrato un certo rallentamento: sarebbe utile comprendere se alla base del cambiamento ci sia una maggior avvedutezza, o semplicemente si tratti di un fenomeno transitorio.

  7. L'imprenditore ha detto:

    Se ti interessa ho fatto un post sul tema.ciaohttp://limprenditore.blogspot.com/2007/03/ambizioni.htmlnon so se è la risposta che volevi però.

  8. MarketingPark ha detto:

    @ Imprenditore:grazie!!!TZ

  9. AAA Copywriter ha detto:

    Non avendo avuto modo di farmi assumere o finaziare da nessuno, vista la mia età, mi sono reinvetato a 58 anni. E con un discrteto successo, direi! ;)Alex

  10. Simone Favaro ha detto:

    Anche io sono della scuola “get your goods”, che non vuol dire carriera a tutti i costi ma sfruttare i propri pregi consci dei propri limiti. Nell’arco di 5 anni di lavoro, posso dire di avere ottenuto una crescita considerevole (non tanto economica quanto professionale): da marketing specialist, in una azienda di 20 persone, a responsabile marketing e comunicazione in una di 800. Ho raggiunto il mio limite.Ora vado per specializzazione. In questo sono stato fortunato. Ho sempre trovato una dirigenza che, pur avendo i propri difetti organizzativi, mi ha supportato in questo processo. Non sarei in grado fisicamente di andare oltre.

  11. MarketingPark ha detto:

    @ Alex e Simone:complimenti per la saggezza ed auguri a tutti e due!

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