Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Quel maledetto margine!

Come già affrontato in precedenza (vedere link in fondo), esiste un Marketing che sa ascoltare le esigenze del mercato (per poi formulare risposte e prodotti adeguati), ed un Marketing che ignora puntualmente i bisogni reali per crearne invece di nuovi. Nella grande distribuzione organizzata questa dualità è molto evidente, più che altrove.
Basta osservare gli scaffali, la disposizione e l’assortimento delle referenze e dei marchi per ogni tipologia di prodotto, per capire come e dove si vuole orientare l’acquirente. Ogni punto vendita – per collocazione urbana e tipologia sociale della clientela abituale – conosce le abitudini, la capacità di spesa, i gusti degli avventori. Come? Attraverso le fidelity card, i concorsi periodici che prevedono la compilazione di cartoline con dati sensibili etc. Oppure, più semplicemente, con la constatazione diretta dei prodotti più venduti e puntualmente esauriti. Il consumatore moderno (quello cioè uscito con le ossa rotte dal post-Euro) predilige un buon rapporto qualità-prezzo, sa frenare gli acquisti d’impulso, è meno fedele alla marca, tiene in considerazione il passaparola, cerca risposte immediate e concrete ai suoi fabbisogni senza dare chance alle promesse scritte sulle etichette. Non sempre però al negozio conviene (in termini di margine) assecondare sempre le richieste del suo pubblico, e allora cosa fa? Una volta esaurito un prodotto sullo scaffale, prima di riproporlo, tenta di esaurire anche gli altri (puntualmente più costosi a parità di qualità, magari). Questo comportamento (ahimè diffusissimo) solleva solitamente il disappunto dei clienti, si sentono “traditi” e – se proprio non costretti da una imminente necessità – migrano altrove a “completare” gli acquisti del giorno. La “migrazione”, anche occasionale, è un evento pericoloso perchè induce alla scoperta della concorrenza, pronta a coccolare e fidelizzare con le sue offerte i nuovi clienti.
Provate a pensare alla vostra esperienza di consumatori: chissà quante volte vi sarà capitato di finire per puro caso in un negozio, di apprezzarne l’insospettabile offerta e di ritornarci?

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Archiviato in:Marketing, vendita

3 Responses

  1. RadiconED ha detto:

    E anzi, per certi versi è bene che sia così , dopo tutto gli effetti sono “virtuosi” : diminuisce il fatturato nel punto vendita “furbetto” ed aumenta la concorrenza . Per il consumatore sarebbe apparentemente più comodo non doversi spostare altrove, ma così si priverebbe della possibilità di trovare posti migliori che altrimenti non andrebbe mai a cercare.

  2. AAA Copywriter ha detto:

    Peccato che nella maggioranza dei PV, i prodotti “intelligenti” si trovino sempre negli scaffali più bassi! :(Alex

  3. MarketingPark ha detto:

    Devono averlo capito in tanti che in basso ci sono, a volte, le proposte migliori. Quando faccio la spesa vedo sempre più gente “accovacciata” e meno che mi chiede se per favore gli posso prendere il prodotto sullo scaffale alto perchè non ci arrivano.

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