Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Come si crea un cult

Il tema di questo post è cruciale per chi si occupa di Comunicazione o di immagine, ed andrebbe ovviamente affrontato con dovizia come meriterebbe.
La dura legge dei blog impone invece la sintesi così mi limiterò a citare un esempio emblematico dal quale potete trarre suggerimenti per proficue azioni future.
Avrete certamente notato come – con largo anticipo rispetto al debutto sul mercato di un quid, di un qualcosa – la macchina del marketing, con abile tempistica, spesso monti strategicamente l’attesa e la curiosità del pubblico, al fine di garantirsi da subito un certo riscontro. Questo accade puntualmente nello showbiz, alla vigilia dell’uscita di un disco o di un film, quando vengono diffuse in anteprima (attraverso vari canali) tracce o brevi sequenze selezionate ad hoc dal prodotto ancora in fase di lavorazione magari.
La selezione accurata del materiale per il preview – in questa fase promozionale – può rivelarsi determinante per il successo di una campagna. A volte i risultati superano le aspettative, sfuggono cioè al controllo (in senso buono) di chi li ha cercati, creando dei veri “casi” se non addirittura dei cult.
Nel 1994, per il lancio del suo film “Pulp Fiction”, Quentin Tarantino diede in pasto ai media di tutto il mondo la celebre sequenza del ballo con Uma Thurman ed un redivivo John Travolta. La nuova fatica cinematografica del talentuoso regista rappresentava di per sè già un evento perchè seguiva il filone del precedente ed apprezzatissimo “Le Iene” ma anche perchè segnava il ritorno sul set di un attore praticamente finito nell’oblio come Travolta. Il successo di pubblico, quindi, era prevedibile, ma che una scena di ballo ne decretasse pure l’ingresso tra i miti del cinema no. Per mesi, prima dell’uscita nelle sale, si favoleggiò su trama, personaggi e retroscena vari, complice quell’abile e stravagante passaggio di dita sugli occhi dei due protagonisti.
Quella scena, inoltre, è divenuta negli anni oggetto di innumerevoli citazioni ed interpretazioni. L’ultima? Nello spot Ferrarelle on air proprio in questi giorni.

La regola è applicabile anche ad altri prodotti e contesti con risultati, ovviamente, variabili.

Ho tenuto sempre ben presente la “lezione” anche quando, sul finire degli anni ’90, curai la comunicazione e la promozione a livello internazionale di un locale che avrebbe però visto la luce ben 4 mesi dopo. I tempi consentivano una capillare pianificazione sulla stampa periodica, persino sui bimestrali. Necessitavo di immagini e diapositive (supporti molto graditi nelle redazioni, a quei tempi) da allegare alla cartella stampa ma lo stato dei lavori murari non ne consentiva la realizzazione. Con l’intervento di una nota art director (la quale collaborava con magazine di moda, architettura e design) ed un fotografo francese di moda realizzammo pochi e suggestivi scatti nell’unico corner già ultimato. Tra questi ne selezionai solo tre, a mio avviso i più “enigmatici”. Dalle redazioni fu un coro di “esiste davvero un posto così?“, “belle immagini, figuriamoci il resto” o “non mancheremo all’inaugurazione“. Anche i loro lettori non rimasero indifferenti perchè ci giunsero subito numerose chiamate di richiesta informazioni o addirittura di prenotazioni dei tavoli già sold out per le prime 5 settimane di apertura e con ben due mesi di anticipo.

Technorati

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