Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

La logica del bouquet

La vita oggi è tutto un casting. Ci avete fatto caso? Liste elettorali, componenti di un gruppo di lavoro, governi, amici nei profili dei social network, salotti, festival canori, consigli di amministrazione, reality show, public company…
La “chiamata diretta” è diventata una prassi in molti settori.
E tutti gli altri? Io ho sempre pensato che il meglio si nasconda a volte proprio lì, tra gli esclusi.
I fioristi esperti sanno creare addobbi fantastici utilizzando essenze talvolta insospettabili. Ricordo, tempo fa, di aver visto in una fiera di settore un bouquet da sposa sul quale spiccava un fiore esotico, bellissimo, mai visto prima. “E’ il fiore del cavolo”, mi spiegò entusiasta il suo creatore. Pensando poi all’ortaggio madre mi venne da sorridere. La natura talvolta è davvero sorprendente.
La varietà è spesso alla base di un progetto riuscito bene. Nelle “stanze dei bottoni”, invece, circolano da decenni sempre gli stessi nomi. Sarà per questo, forse, che in Italia tante cose non funzionano più?

Filed under: metafore, potere, società

Pari opportunità

La Ferrero vuole rinnovare ancora il bimbo-immagine del celebre cioccolato Kinder e lo fa, stavolta, attraverso una selezione pubblica, che esula cioè dai canonici casting di agenzia.

Dalle pagine del suo sito invita i genitori a proporre le foto dei loro piccoli. Ne sono giunte finora a migliaia, com’era prevedibile. A quale mamma non farebbe piacere vedere il proprio piccolo troneggiare su stand, banconi e casse varie nei negozi?

La scelta del volto giusto per un brand può essere strategica e con questi numeri anche ardua. In 40 anni hanno sempre dominato i maschietti. Perchè non stupirci allora con una bimba?

Filed under: bambini, brand, casting, Ferrero, Kinder, pari opportunità

Il prezzo estemporaneo

“Outlet” letteralmente significa “spaccio” ma, nell’eccezione moderna, ha acquisito anche il significato di luogo ove trovare merce a prezzi fortemente scontati perchè trattasi di capi fallati o stock invenduti di collezioni passate (talvolta davvero “trapassate”, consentitemi il termine).
Per noi italiani è quasi un neologismo, perchè è stato introdotto nel nostro lessico quotidiano solo in anni recenti, diventando da subito uno dei termini più amati per chi cerca buoni affari, sia nel fashion che in altri settori merceologici.
Coloro che oggi si fregiano di tale denominazione sono anche consapevoli del fatto che si possono creare nel potenziale acquirente le aspettative di cui sopra, quindi la tentazione ad abusarne per attirare clientela nel punto vendita può essere forte.

Ho visitato di recente un negozio autodefinitosi outlet sull’insegna. La prima macroscopica anomalia che ho notato è che su nessuno degli articoli esposti in vetrina era indicato il prezzo, in barba a tutte le norme della polizia urbana. All’interno, poi, nessuno dei capi presenti sugli stand aveva il cartellino! Il titolare, evidentemente, si affidava alla sua ineffabile memoria. Il problema è che io detesto chiedere…
E pensare che mi sembrava di aver già visto tutto in tema di saldi creativi.

In tempi di crisi del commercio, sia chiaro, ogni comportamento scorretto non solo non paga, ma marchia inevitabilmente anche per il futuro.

Filed under: commercio, lessico, outlet, saldi

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