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The best (April 1st) from the past

Oggi vorrei riproporvi un mio vecchio post dedicato alla cronaca fedele di quello che reputo essere il miglior pesce d’Aprile della storia italiana.


Otto anni fa Franco Zanetti (con me nella foto, che ringrazio per il materiale d’archivio e la cortese disponibilità offertami), eccellente giornalista nonché direttore della testata specializzata Rockol.it, orchestrò una “news burla” che diede uno scossone al sancta sanctorum dell’informazione musicale italiana. La notizia riguardava l’uscita imminente de “L’asola”, un nuovo album dell’ormai intangibile Lucio Battisti che, una volta diffusa (con tanto d’immagine di copertina, credibile perché in linea con quelle dei dischi dell’ultimo Battisti), fece in poche ore il giro delle redazioni. Ci cascarono in tanti, tra i più autorevoli nomi del giornalismo di settore all’epoca in forze alle principali testate italiane. Lo scherzo (svelato poi il 1° Aprile 1998) mise in luce un aspetto poco confortante sul modus operandi di molti professionisti dell’informazione che, talvolta, riportano notizie senza verificarne le fonti né la veridicità.
 Qui di seguito il testo della “recensione” diffusa da Zanetti:

Rockol, 30 marzo 1998, ore 18.30
Lucio Battisti, come Prince, vende il suo nuovo disco su Internet?
Sembra che nessuna casa discografica possa più permettersi di pubblicare un nuovo disco di Lucio Battisti: l’elusivo cantautore di Poggio Bustone chiede troppo – sia in termini di totale libertà creativa, sia in termini di anticipo garantito sulle vendite – perché qualcuno se la senta di rischiarne l’ingaggio, col pericolo di pagare carissimo (dal punto di vista economico) il prestigio di avere in catalogo un album del nome forse più importante della canzone italiana.
Sarà probabilmente anche per questo che Lucio Battisti, o qualcuno per lui, ha deciso di fare come TAFKAP (The Artist Formerly Known As Prince). Infatti, è stato aperto un sito: http://www.luciobattisti.com che sta per mettere in vendita su Internet un “nuovo” – le virgolette sono d’obbligo, giacché al momento le informazioni di cui disponiamo sono ancora insufficienti – album a nome Lucio Battisti.
 L’album, del quale il sito riproduce la copertina, si intitola “L’ asola”. Il disegno, un semplice schizzo a matita che sembrerebbe raffigurare un bottone, è nello stile minimalista che ha caratterizzato tutte le ultime copertine di Battisti. Edito da un’etichetta dal nome suggestivo – “Tincanto” – il disco contiene dodici titoli, molti dei quali all’apparenza sembrerebbero del tutto inediti. Ma una ricerca nel repertorio delle composizioni firmate da Battisti con (e senza) Mogol ci ha permesso di verificare che la maggior parte dei titoli indicati nella tracklist – alcuni piuttosto noti, altri relativamente oscuri – risultano già appartenenti al canzoniere battistiano.
L’ipotesi che ci pare più probabile è che si tratti di nuove versioni realizzate in sala di registrazione dall’autore. Il fatto che la produzione sia accreditata a “A. Duncan” – Andy Duncan era il produttore di “Hegel”, l’album di Battisti del 1994 – lascerebbe pensare che le registrazioni siano avvenute nel corso delle session di quel disco: ipotesi che potrebbe trovare conferma soltanto quando saranno disponibili (secondo le modalità indicate dal sito) i samples sonori di cinque delle dodici canzoni che compongono l’album.
 Ecco, comunque, la tracklist di “L’asola”, così come disponibile sul sito indicato, alla quale abbiamo aggiunto le informazioni che siamo riusciti a reperire sui singoli brani:
 “Prima e dopo la scatola”: una canzone con questo titolo era contenuta nell’album solista di Alberto Radius (“Radius”, 1972). Firmata Gias-Radius, era in effetti una composizione di Radius per la quale Battisti aveva scritto un breve testo.
“Eppur mi sono scordato di te”: Battisti e Mogol firmarono un brano con questo titolo per la Formula 3 nel 1971.
 “Sole giallo sole nero”: ancora la Formula 3 pubblicò un singolo con questo titolo nel 1970; il brano era firmato Battisti-Mogol.
 “Che importa a me”: risale al 1966 un singolo con questo titolo firmato Battisti-Mogol ed eseguito da Milena Cantù, “la ragazza del Clan”.
 “E’ ancora giorno”: Adriano Pappalardo ebbe molto successo con una canzone così intitolata, scritta da Battisti-Mogol e uscita nel 1972.
 “Day by day”: non abbiamo trovato canzoni già conosciute con questo titolo. Potrebbe trattarsi di un inedito.
 “Amo o non amo?”: non abbiamo trovato canzoni già conosciute con questo titolo. Potrebbe trattarsi di un inedito.
“Perché dovrei”: affidata all’interpretazione della cantante Sara per un singolo del 1970, era firmata Battisti-Mogol (la canzone era sul lato B, e il disco era stato prodotto da Battisti).
“Risalendo la sagola”: potrebbe essere la versione di un brano contenuto in un album di Adriano Pappalardo del 1982, “Immersione”, prodotto da Greg Walsh con la supervisione al progetto di Battisti.
 “Io mamma”: Battisti-Mogol firmarono una canzone con questo titolo per un singolo del 1972 di Sara.
“Ladro”: l’Equipe 84 incise una canzone omonima di Battisti-Mogol nel 1967, come retro del singolo “Nel cuore nell’anima”.
 “Evidentemente no”: anche di questo titolo non abbiamo trovato alcuna traccia nei testi che abbiamo consultato. Potrebbe trattarsi di un inedito.
Prossimamente sarà possibile, dopo averne fatto richiesta collegandosi al sito http://www.luciobattisti.com, ascoltare alcuni spezzoni sonori di cinque dei brani sopraelencati, e precisamente di “Prima e dopo la scatola”, “Io mamma”, “Risalendo la sagola”, “Ladro” e “Amo o non amo?”.
 Ve ne riferiremo”.

Questo scherzo, negli effetti che provocò, può essere paragonabile solo a quello delle cosiddette “teste di Modigliani” che nel 1984 fece tremare il mondo dei critici d’arte.
Riporto il testo dell’articolo scritto da Zanetti ove spiega i dettagli ed i retroscena della burla:

Rockol, 1 aprile 1998
Un pesce di nome Luc(c)io
Va bene, abbiamo scherzato. Però, diciamocelo: lo scherzo era ben congegnato. Pure troppo, tanto è vero che sono stati molti ad abboccare: migliaia di nostri visitatori (che erano il primo obbiettivo della beffa: una volta all’anno…) ma, soprattutto, parecchi giornali “importanti”. Che poi sono gli stessi che, molto spesso, si appropriano delle notizie di Rockol senza nemmeno scrivere da dove le hanno prese “in prestito”.
E nemmeno questa volta sono arrivate alla redazione richieste di verifica, che (forse) avrebbero evitato qualche magra figura. Al contrario, abbiamo assistito a comici tentativi di appropriazione della notizia, cosicché presunti scoop si sono trasformati in boomerang.
C’è stato, è vero, qualcuno che ha subodorato l’inganno, e ha fatto largo uso di condizionali e di dubitativi; c’è stato anche chi, sulle prime, ha creduto fino in fondo alla notizia avvelenata – come il “Corriere della Sera”, che nella prima edizione ha aperto la pagina degli spettacoli con un titolo su sette colonne: «Battisti, il nuovo album si aggrappa al passato» (non possiamo suggerirvi di andarvi a leggere l’articolo, perché il quotidiano più autorevole d’Italia ha poi, nelle successive edizioni, cambiato l’impaginazione e il titolo: «Nuovo disco di Battisti. Ma è un pesce d’aprile»). A un giornalista del “Corriere” – un redattore della Cultura, appassionato di enigmistica – va comunque il merito di essere stato l’unico a cogliere il significato nascosto nelle iniziali dei titoli delle dodici canzoni.
Significato che invece “Repubblica” non ha intuito; però il quotidiano romano ha annusato lo scherzo (il titolo è «Battisti in Internet, ma è un pesce d’aprile»), anche se ha commesso due errori. Il primo, grossolano: riferendosi alla scritta “Registrato e mixato da C. Porter”, che figura sul sito da noi costruito (www.luciobattisti.com: è ancora aperto, andatelo a vedere), ha pensato che si trattasse di un indizio, e che il “C. Porter” fosse Cole Porter («ipotesi quanto meno inverosimile, salvo credere nella reincarnazione»). Invece l’informazione era del tutto credibile: perché Chris Porter è colui che ha registrato e mixato “Hegel”, l’album di Battisti del 1994 (basta controllare sul libretto del Cd). L’altro errore di “Repubblica” sta nell’aver fatto intendere che «il notiziario via Internet Rock On Line» avrebbe abboccato allo scherzo: peccato che noi ne siamo stati gli autori, e non le vittime!
Agli altri giornali (sono tanti: “Il Giorno” e “L’Unità”, “Il Tempo” – un paginone intero! – e “Il Messaggero”, “La Stampa” e “L’Avvenire”) che hanno ripreso, a volte replicandola pari pari, la notizia di Rockol (titolo compreso), mandiamo un affettuoso saluto e un ringraziamento per l’attenzione che ci dedicano.
Comunque: speriamo che vi siate divertiti, e che abbiate apprezzato il fatto che i telegiornali (Studio Aperto, TG 2, TG 5, per citare solo quelli che abbiamo visto finora) abbiano concordemente eletto il nostro come miglior pesce d’aprile dell’anno. Ringraziamo in particolare Gianluca Nicoletti di “Golem”, che questa mattina ha aperto il suo programma radiofonico dedicando ampio spazio alla nostra burla, e ringraziamo gli amici di http://www.luciobattisti.net, che sono stati i primi a complimentarsi con noi, e hanno persino aperto una pagina – http://www.luciobattisti.net/asola.htm – dedicata al “nostro” nuovo disco di Battisti.
Un personale ringraziamento, da colui che ha ideato la tracklist dell’album, va a Mario Lavezzi, da sempre collaboratore e amico di Lucio Battisti, che ieri sera – consultato da un giornalista – ha ritenuto “del tutto credibile” l’elenco delle canzoni.
E mandiamo un saluto anche a Lucio Battisti, che ci ha ispirati e guidati spiritualmente. Chissà che non ci posti una email!
P.S.: Ecco tutti gli indizi sparsi che avrebbero dovuto mettere in guardia le nostre vittime
1 – il sito luciobattisti.com si apre con la figura di un aquilone; i più ferrati in materia avranno pensato a un riferimento alle edizioni musicali di Battisti (L’aquilone), e invece era la forma a dover far sospettare: l’aquilone ha la forma di un rombo, e il rombo è un pesce.
2 – le prime lettere dei titoli delle dodici canzoni, lette in sequenza, formano le parole “pesce d’aprile”.
3 – il titolo della settima canzone, “Amo o non amo?”, era un esplicito invito a… non abboccare. Ma pure le altre due canzoni del tutto inventate, cioè non scritte da Lucio Battisti, contenevano indizi: “Day by day” fa riferimento al giorno (giorno 1 aprile, giorno di scherzi) e “Evidentemente no” è addirittura un avvertimento…
4 – ma anche il titolo dell’album: si scrive “L’asola”, ma si legge (alla romana) “La sola”, ovvero l’imbroglio.
5 – e il nome della casa discografica: TINCAnto (anche la tinca è un pesce).
6 – i giorni di inizio prenotazione sono due venerdì: giorni in cui, ovviamente, si mangia pesce.
7 – se poi leggete in sequenza le iniziali dei cinque titoli dei quali si danno disponibili i samples sonori…

(Ringrazio Rockol.it)

Filed under: 1° Aprile, Franco Zanetti, industria discografica, informazione, Lucio Battisti, pesce d'Aprile, Rockol.it

La mia banca è premurosa

L’incipit
Oggi in banca ho consegnato allo sportellista la distinta compilata per un bonifico e lui: “Signora, i bonifici ormai li fanno tutti con Internet. Perché deve spendere 4 Euro ogni volta? Abbiamo anche il conto online che costa solo 1 Euro al mese, lo sa?”. Io do uno sguardo all’intero locale e noto: 3 sportelli di cui uno solo aperto; 5 scrivanie vuote, dove un tempo vi sedevano altrettanti impiegati alle prese con file di neo investitori e clientela varia; la stanzetta col Direttore che scribacchia al pc e neanche un telefono che squilla.
La mia risposta non si fa attendere: “Senza i miei 4 Euro vi avrebbero già mandati a casa e questa filiale sarebbe già una rosticceria cinese!”. L’incauto sportellista, ormai terrorizzato dallo scenario prossimo venturo, procede in silenzio con l’operazione. Prendo la mia ricevuta e preciso: “Ho un conto tradizionale da 13 anni, con un canone mensile decisamente esoso, ma non ritirerò mai il pin per fare operazioni anche da casa certamente non per ignoranza dei mezzi informatici. I miei bonifici avranno sempre e soltanto una distinta cartacea con la mia firma, la stessa registrata nei vostri archivi. Così, in caso di ammanchi ingiustificati, voi siete obbligati ad esibirmi un pezzo di carta da periziare per poi procedere con denuncia contro ignoti e contro l’istituto disattento, ergo transazione annullata e rimborso!”.
Perchè l’home banking non mi ha mai convinta
Con l’online, nell’eventualità di operazioni fraudolente, la banca potrebbe scaricare sul correntista la responsabilità di cattiva gestione delle password o appellarsi ad eventi nefasti come phishing o virus del pc.
Resterebbe poi all’utente l’onere della prova e della buona fede, con incalcolabile perdita di tempo e soldi in supporto legale per recuperare (se gli va bene) quanto sottratto.
Promozione e comunicazione
Per avviare una rivoluzione pro Web nel settore del credito occorrono messaggi forti, infondere certezze. Attualmente, attraverso campagne pubblicitarie o a voce (come nel mio caso), un po’ tutti gli istituti cercano di convertire i vecchi correntisti all’home banking, con varie argomentazioni: eventuali interessi sui depositi, costi contenuti delle singole operazioni, comodità ad operare da casa in qualunque momento della giornata, azzeramento del canone mensile, semplicità dell’interfaccia etc. Nessuno però fa leva, pure sui più scettici, col tema della sicurezza e delle garanzie, aspetti che non vengono mai evidenziati esaustivamente nemmeno nei corposi moduli di adesione. Perché?

Filed under: banche, comunicazione, home banking, internet

P.R. e bon ton

Due mesi fa circa, essendo venuta a conoscenza di un nuovo progetto riguardante la blogosfera italiana, ho tentato di capirne di più (per poi eventualmente scriverne anche su queste pagine) facendo qualche ricerca sul Web. Trovai giusto pochi post scarni al riguardo, scritti evidentemente da qualche ben informato, che rimandavano però ad una prossima ed imminente “rivelazione” a mezzo stampa. Decisi allora di chiedere via e-mail, a chi pare ne sia il promotore, una cartella stampa o un comunicato ufficiale, se già disponibili. Seguì (e segue tutt’ora) il silenzio, sebbene il progetto abbia fatto nel frattempo un ulteriore timido step.  Conoscendo di fama tutti i soggetti in gioco la cosa non mi stupisce affatto.
Essendo poi abituata a scenari e relazioni di respiro internazionale, ogni tanto dimentico che in Italia le cose vanno così. I  p.r. con qualche centinaio di contatti su Friendfeed si considerano già delle “star” (come saggiamente mi avvisò un caro amico di Rete),  l’approccio deve quindi essere ossequioso e riverente, ergo come aspettarsi una risposta entro breve? Chi sono mai io da poter pretendere una cosa simile? Trovo comunque sorprendente  il quotidiano atteggiamento finto-social-colloquiale di certi personaggi, e capisco ancor di più certe doglianze lette di recente. Colpa del nanismo italiano oppure, più semplicemente, ho torto io? Vuoi vedere che nel 2010 chiedere una cartella stampa è diventata una proposta indecente e non lo sapevo?

Filed under: blogosfera, bon ton, pr

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