Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Mens sana pro Marketing sano

Tempo di primavera, tempo di diete (per qualcuno). Perchè allora non considerare anche un marketing “detox plan” per purificare la mente e predisporsi al meritato riposo estivo?
Ecco i 3 step fondamentali per far piazza pulita di tutti gli input accumulati nei mesi scorsi

  1. consapevolezza
  2. individuazione
  3. rimozione

Potrebbe anche rendersi necessario rileggere due post sempre attuali (qui e qui) nonchè prendere coscienza di una delle ultime insidie (o diavolerie) che l’inesauribile mondo del Marketing ha saputo generare: il *greenwashing.

*Greenwashing è un neologismo indicante l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi. Il termine è una sincrasi delle parole inglesi green (verde, colore dell’ambientalismo) e washing (lavare) e potrebbe essere tradotto con “lavare col verde” o, più ironicamente, con “il verde lava più bianco”.
(definizione tratta da Wikipedia)

Filed under: Greenwashing, Marketing

Enough is enough

Negli ultimi anni abbiamo avuto una crescita esponenziale di personaggi pubblici (artisti, politici, varia nobiltà) che ad un certo punto della loro vita hanno abbracciato una qualche buona causa divenendo testimonial per questa o quella organizzazione.
Non ha tardato ad arrivare pure un indotto, legato a questo tipo di attività, rappresentato da agenzie specializzate nell’abbinare l’ente giusto (no profit?) al vip che dimostri interesse in tal senso.
Il testimonial caritatevole, indubbiamente, accresce così la sua popolarità.  A qualcuno poi basta proferire 2 parole ed ecco assicurata una corposa rassegna stampa planetaria nel giro di poche ore. Un “brand storming” che ahimè si ripete spesso e con le medesime modalità, che alla lunga mi ha provocato una sorta di rigetto verso certe rockstar, al punto da farmene dimenticare quanto di buono avevano finora suonato e cantato. Di più, ora me le figuro solo con la mano tesa, elemosinante sempre e comunque, segno che, a furia di toccare per anni e con insistenza sempre gli stessi argomenti appena si ha un microfono davanti, il messaggio rischia di non sortire più l’effetto sperato in partenza ma rasenta la molestia.
Tempo fa, un noto dj/producer italiano mi consultò a proposito dell’opportunità o meno di diventare il volto della nuova campagna di un’associazione impegnata nella salvaguardia ambientale (come gli era stato proposto). Io lo dissuasi dall’intento a meno che non rinunciasse a farsi vedere in giro col suo inquinantissimo SUV tedesco. In queste cause la coerenza è d’obbligo, altrimenti si rischia la credibilità. Basta una foto e sei sbugiardato.
Non sembrano farsene un cruccio ad Hollywood, dove un giorno si fanno immortalare inondati da affamati bambini africani e 24 ore dopo dichiarano di aver speso migliaia di dollari per la cuccia climatizzata del cane di casa.
Anyway.
Di contro, abbiamo anche chi comincia a mostrare pubblica insofferenza verso queste piccole grandi ipocrisie. E’ il caso di Noel Gallagher (“In uno show di U2 o Coldplay c’è sempre un messaggio sui poveri o sulle persone che muoiono di fame. Va bene, ma non possiamo solo passare una bella serata? Ci dobbiamo sentire per forza in colpa?”) e del nostro Luciano Ligabue (“Bravi artisti, furbacchioni e topi”, dal testo di “Caro il mio Francesco“, “il topo canta solo di quanto lui sia puro / e poi dà via la madre per stare sul giornale/ ed è talmente puro che ti lancia merda soltanto per un titolo più largo”).
Evidentemente una certa saturazione c’è, e non è più solo una mia sensazione.

Filed under: beneficenza, brand storming, comunicazione, Luciano Ligabue, Noel Gallagher, testimonial

Coi piedi per terra

Quando sento qualche marketer azzardare scenari che vanno oltre l’anno in corso io gli ricordo, se posso, che negli anni ’70 ci si immaginavava i ’90 come in Spazio 1999. Ed invece? Nel ’99, in realtà, non eravamo andati oltre le scarpe con la punta quadra!

Filed under: Marketing, metafore

Archivio post

The Best From The Past

I post più letti oggi

Più votati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: