Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Piove, ma l’ombrello non basta

Questa affermazione (dall’ottimo Twitter live coverage di Gilberto Dallan durante la Cà Foscari Digital Week di questi giorni), a mio avviso, potrebbe essere il punto di ripartenza per tutte le aziende alle prese con crisis management più o meno spinose.

La Comunicazione di un’azienda andrebbe sempre imperniata sui suoi valori distintivi, sia in tempi felici ed ancor più durante un inaspettato e disastroso calo di popolarità.

Ognuno, si sa, opera poi delle scelte quando si tratta di superare una tempesta. Nel famigerato  “caso Patrizia Pepe“, che è nato in Rete ed in Rete l’azienda spera di chiuderlo in maniera definitiva e costruttiva (con tanto di analisi e grafici vari), manca ancora qualcosa: la “pietra tombale” in grado di sigillare per sempre (si spera) la faccenda. Ovvero, una semplice, quasi banale ma definitiva presa di distanza della maison dalle modelle emaciate, quelle che tanto piacciono al mondo della moda ma che fanno saltare puntualmente i nervi alla gente comune che le pubblicità le guarda e le giudica pure.

Filed under: aziende, Cà Foscari Digital Week, Comunicazione, crisis management, Patrizia Pepe

Vetrine appannate

Ci sono giorni in cui sento il peso di quasi 20 anni di Rete (vissuta) sulle spalle. Da utente prima e da professionista della Comunicazione dopo, posso davvero dire di averle viste tutte. Quando nel ’91, o giù di lì, col modem il mio pc si collegava a quello di un altro “pioniere” in Italia o all’estero, assaporavo la magia (e le potenzialità) di quel nuovo medium che entro breve sarebbe diventato il World Wide Web. Per la cronaca si trattava di BBS (una sottospecie di siti ospitati su server di privati cittadini, raggiungibili grazie a software come Terminate attraverso dialer di utenze voce domestiche con costi di interurbane astronomici). Sulle BBS cresceva anche il primo rudimentale “commercio elettronico” legale e, soprattutto, illegale, con liste di merci varie ma anche di software e cd pirata da far paura (ai tempi).

Distorsioni a parte, da donna pensavo a come sarebbe stato bello poter acquistare, un giorno, capi ed accessori esclusivi senza dovermi recare direttamente nelle boutique site in alcune lontane capitali. Sognavo, evidentemente, visto che i marchi del lusso hanno fatto capolino sul Web solo in tempi recenti (Prada.com ne è un esempio, MiuMiu addirittura poche settimane fa).  In pratica, per oltre 3 lustri abbiamo dovuto accontentarci di qualche reseller di pezzi provenienti da vecchie collezioni con tanto deserto intorno.

Dopo, causa anche la crisi che ha sfollato i negozi, il mondo della moda ha visto lo shopping online come un canale di collegamento  tra sè ed il resto del Pianeta (finalmente), quindi un’opportunità per vendere qualcosa anche a chi non aveva mai varcato una delle loro boutique su strada. Tutto bene dunque? Affatto. Per alcuni grossi brand (anche Made in France) l’offerta è ancora molto limitata, le collezioni sono marginalmente rappresentate, abbondano  invece gli articoli basic mentre quelli iconic latitano del tutto (avete presente le cosiddette it bag?). Ed allora, mi chiedo, perchè esserci?

Filed under: brand, fashion, lusso, Marketing, moda, shopping, shopping online

Archivio post

The Best From The Past

I post più letti oggi

Più votati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: