Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Una nuova rivoluzione (sub)culturale?

Da un paio di anni osservo un nuovo preoccupante fenomeno imperversare sui canali tematici per bambini del DTT e della pay tv, nonchè nelle fasce orarie pomeridiane (solitamente dedicate ai più piccoli) delle reti generaliste. Ricordate le telenovelas, quelle sbarcate in massa in Italia intorno ai primi anni ’80 e che tanto piacevano alle mamme ed alle zie più fanatiche? Trattavasi di teleromanzi dall’imprecisato numero di puntate, infarciti di amori impossibili, gelosie personali, liti furiose, crisi, invidie sociali e sgambetti vari, nonchè tutto quel repertorio di personaggi-caricatura immancabili in ogni famiglia a qualsiasi latitudine terrestre. In Sudamerica (da sempre specializzata in questo genere di produzioni televisive) hanno deciso di puntare su un pubblico diverso e più appetibile per gli sponsor: quello adolescenziale e pre-adolescenziale.

Ed ecco fiorire serie che, per rappresentazione di miserie umane ed il peggio dei sentimenti, variano dalle telenovelas di cui sopra solo per l’età dei giovani interpreti, anche se la sostanza purtroppo non è cambiata. Con un rapido zapping di telecomando il genitore più attento all’educazione dei propri figli può evitare che le storie di certe povere vite altrui entrino nel quotidiano della propria famiglia, però che fatica.

Anche dagli USA giungono da noi, a cadenza quasi regolare, sitcom e telefilm che propongono ai nostri piccoli modelli di vita e di carriera che non esulano quasi mai dal ballo e dal canto, come se fossero gli unici mestieri a cui aspirare sin dall’età delle elementari.

L’ultimo ventennio politico in Italia ha già lasciato un po’ ovunque macerie culturali e morali, quindi mi/vi chiedo: abbiamo davvero bisogno anche di tutto questo?

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Pari opportunità

La Ferrero vuole rinnovare ancora il bimbo-immagine del celebre cioccolato Kinder e lo fa, stavolta, attraverso una selezione pubblica, che esula cioè dai canonici casting di agenzia.

Dalle pagine del suo sito invita i genitori a proporre le foto dei loro piccoli. Ne sono giunte finora a migliaia, com’era prevedibile. A quale mamma non farebbe piacere vedere il proprio piccolo troneggiare su stand, banconi e casse varie nei negozi?

La scelta del volto giusto per un brand può essere strategica e con questi numeri anche ardua. In 40 anni hanno sempre dominato i maschietti. Perchè non stupirci allora con una bimba?

Archiviato in:bambini, brand, casting, Ferrero, Kinder, pari opportunità

Consigli non richiesti #1

  • Il libero sharing di video musicali contribuisce indubbiamente alla popolarità degli artisti, soprattutto se di nicchia o ancora poco noti. Perchè negarsi questa chance disattivando la funzione “incorpamento” nei post? Per qualche contatto in più sulla propria pagina web? Peccato.
    Qui un recente esempio.
  • Il repentino aumento del volume audio nei passaggi pubblicitari tv (già oggetto di attenzione da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), comincia a toccare pure i canali televisivi dedicati ai più piccoli, procurando talvolta disagio e inquietudine. Trattandosi poi di spot relativi a beni di consumo per l’infanzia (giocattoli, merendine e cibarie varie) ciò potrebbe provocare nei bambini una reazione idiosincrasica verso l’oggetto reclamizzato, in quanto associato ad un momento sgradevole.
    Certi geni del Marketing non smetteranno mai di stupirmi!

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