Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

P.R. e bon ton

Due mesi fa circa, essendo venuta a conoscenza di un nuovo progetto riguardante la blogosfera italiana, ho tentato di capirne di più (per poi eventualmente scriverne anche su queste pagine) facendo qualche ricerca sul Web. Trovai giusto pochi post scarni al riguardo, scritti evidentemente da qualche ben informato, che rimandavano però ad una prossima ed imminente “rivelazione” a mezzo stampa. Decisi allora di chiedere via e-mail, a chi pare ne sia il promotore, una cartella stampa o un comunicato ufficiale, se già disponibili. Seguì (e segue tutt’ora) il silenzio, sebbene il progetto abbia fatto nel frattempo un ulteriore timido step.  Conoscendo di fama tutti i soggetti in gioco la cosa non mi stupisce affatto.
Essendo poi abituata a scenari e relazioni di respiro internazionale, ogni tanto dimentico che in Italia le cose vanno così. I  p.r. con qualche centinaio di contatti su Friendfeed si considerano già delle “star” (come saggiamente mi avvisò un caro amico di Rete),  l’approccio deve quindi essere ossequioso e riverente, ergo come aspettarsi una risposta entro breve? Chi sono mai io da poter pretendere una cosa simile? Trovo comunque sorprendente  il quotidiano atteggiamento finto-social-colloquiale di certi personaggi, e capisco ancor di più certe doglianze lette di recente. Colpa del nanismo italiano oppure, più semplicemente, ho torto io? Vuoi vedere che nel 2010 chiedere una cartella stampa è diventata una proposta indecente e non lo sapevo?

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Giornalisti e bon ton

Quando una testata decide di scrivere di un’azienda o di un progetto, chi si occupa di comunicazione istituzionale all’interno della realtà in oggetto deve rendere il massimo della collaborazione per agevolare il lavoro del giornalista.
Distanza geografica, tempi stretti rispetto all’entrata in stampa del pezzo, disponibilità del fotografo designato o momentanea assenza in sede dei soggetti da intervistare sono gli ostacoli più frequenti. Quando il tutto si svolge con fluidità rispetto alla pubblicazione prevista, può capitare di vedersi piacevolmente citare anche nell’articolo in questione. Il modus è rivelatore però del grado di professionalità e di rispetto dei ruoli. Per darvene un’idea vi propongo due abstract: il primo è tratto da un noto mensile spagnolo di musica, dove il direttore in person mi ringraziò per il prezioso contributo:


Il secondo è relativo ad un periodico italiano, non a caso defunto da anni. Lo scribacchino di turno (che oggi si diletta a fare anche l’opinionista in tv e a disquisire tanto di Costituzione che di chirurgia estetica) al quale dedicai un intero pomeriggio tra interviste ai produttori (presenti all’appuntamento grazie a non pochi salti mortali), shooting fotografici e reperimento di materiale di archivio, tempo pochi giorni rivelò la sua insidiosa natura, nonchè una strana smemoratezza. Nell’articolo incriminato, tra errori di attribuzione e di datazione degli eventi, l’ingrato mi citò inspiegabilmente solo come “eterea segretaria”!

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