Marketing Park

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Acqua in bocca

Un recente post che ho letto, ove si chiedeva il contributo di professionisti al fine di delineare i fattori di criticità emersi durante la pianificazione di progetti (con tanto di case histories), mi ha fatto riflettere non poco su un aspetto importante del lavoro, dipendente o consulenziale che sia: la riservatezza.
Ci sono professioni ove la discrezione – soprattutto quella futura, quando cioè il rapporto di lavoro e/o collaborazione non è più in essere – è implicita, prima ancora che richiesta per iscritto.
Nel mio caso, ad esempio, nanche in una circostanza come quella narrata nel film Five Fingers (vi consiglio di vederlo) potrei mai svelare gli inenarrabili segreti aziendali che in tanti anni ho dovuto mio malgrado raccogliere 🙂
Non è questione di entità ma di serietà. Anche gli episodi, diciamo, “leggeri” meritano riservatezza perchè rivelatori in qualche modo di debolezze (come disorganizzazione, inadeguatezza di alcune risorse, liceità di alcune mosse, etc.), che alla concorrenza non dovrebbero (in nessun caso) mai arrivare.
Ci sono anche circostanze (tipo finte selezioni del personale, con tanto di campagne pubbliche di recruitment) – create ad hoc per “sfilar via” il maggior numero di informazioni possibili a persone che hanno ricoperto ruoli chiave in aziende concorrenti – che vanno smascherate subito (in genere prevedono colloqui infiniti ed informali) prima di lasciarsi andare alla cosiddetta “parola di troppo”. Anche questa, purtroppo, è Business Intelligence!

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Archiviato in:business intelligence, comunicazione, lavoro

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