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Consigli non richiesti #2

Il mestiere del comunicatore in tempo di crisi

  • Dimmi come comunichi e ti dirò chi sei. Sono anni questi in cui forma e sostanza tendono sempre più a combaciare. Le aziende le decifri subito, bastano pochi maledetti dettagli. L’abito oggi fa davvero il monaco, con buona pace degli antichi che enunciavano il celebre proverbio.

  • Gli equilibrismi a cui sono spesso costretti P.R. ed uffici stampa troveranno sempre meno riscontri. C’è fame di inserzionisti, tira una brutta aria, si naviga a vista, e può capitare di vedersi pure chiedere “prima vedere cammello”!

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Sircana. Chi è costui?

Il portavoce (per alcuni è invece il “portaborbottìo”) più significativo del momento, almeno in Italia, è tale Silvio Sircana.
Questo nome a molti non dirà nulla. Provate invece a visualizzare quel figuro stempiato, alto e magrissimo solitamente alle spalle di Prodi. Sì è proprio lui.
Con il 2° governo del suo datore di lavoro ha fatto anche carriera. Da portavoce-comunicatore ufficiale del premier è diventato portavoce dell’esecutivo.
Leggo su Economy di questa settimana che il “mio” collega (che ben conosce i lati più oscuri ed incoffessabili del nostro mestiere), in pubblica uscita in quel di Bologna, ha detto alla stampa: “Chiamatemi pure Wolf il Facilitatore”!
A chi non avesse mai visto il celebre Pulp Fiction di Quentin Tarantino voglio precisare che il Wolf a cui fa “scherzosamente” riferimento Sircana è un personaggio al soldo di una organizzazione criminale (come “l’eliminatore” nel film Nikita di Besson) incaricato di far sparire le tracce dei delitti imperfetti, cadaveri inclusi, degli imbranati killer protagonisti del film.

Technorati

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La "lista della spesa" in azienda

Disporre di grossi budget da destinare alla comunicazione è diventata ormai cosa da pochi.
Ricordo che negli anni ’80 molte piccole aziende – perlopiù a conduzione familiare o conosciute solo a livello locale, ma che aspiravano ad allargare la propria fetta di mercato e divenire a tutti gli effetti marchi nazionali – non esitavano ad indebitarsi (talvolta al limite del buonsenso) pur di garantirsi telepromozioni nel programma più visto dell’intero palinsesto o la presenza massiccia di spot sulle reti nazionali. Eppure, grazie proprio a quegli “azzardi” molti prosciutti cotti, tacchini, pollame, tortellini ed alimenti vari sono balzati improvvisamente alla notorietà nazionale (se non addirittura oltre confine) e, di conseguenza, sulle nostre tavole.

Oggi le aziende sono più caute nell’investimento pubblicitario e promozionale. Ad esempio, prima di avviare una qualsivoglia campagna, sempre più sovente si affidano ad una procedura di gara per selezionare quella che può essere la più idonea tra le variegate proposte delle agenzie pubblicitarie.
Inoltre, il Responsabile Comunicazione e/o Marketing al quale tradizionalmente spetta già l’arduo compito di individuare ogni volta i canali più idonei (stampa, web, radio, tv, sponsorizzazioni, direct etc.) per raggiungere il target di riferimento, deve far sì che venga rispettato il budget a sua disposizione (sempre più esiguo magari) ed ottenere i risultati previsti.

Le grandi risorse indubbiamente rendono la vita del responsabile in questione più facile. Con pochi soldi a disposizione si diventa magari un pò “circensi” (inteso come equilibristi, saltimbanchi etc.) però ci si allena non poco e può darsi pure che emerga del talento. Talentuose infatti sono quelle massaie che con in mano una lista della spesa lunga così devono comunque quadrare il bilancio familiare e soddisfare nel contempo le aspettative gastronomiche di coniuge e figli.

Spesso mi son sentita “massaia” anch’io, alle prese con un piano comunicazione ben definito da conciliare con le risorse a mia disposizione e, soprattutto, con listini costi (esorbitanti) di banner, spazi su stampa e periodici, o di “guru” e profeti di turno per questo o quel posizionamento sui motori di ricerca! Ma vi assicuro, più era scarso il mio potere di spesa più c’era da divertirsi.

*Questo post è stato pubblicato anche su ADV Advertiser

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