Marketing Park

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Una nuova rivoluzione (sub)culturale?

Da un paio di anni osservo un nuovo preoccupante fenomeno imperversare sui canali tematici per bambini del DTT e della pay tv, nonchè nelle fasce orarie pomeridiane (solitamente dedicate ai più piccoli) delle reti generaliste. Ricordate le telenovelas, quelle sbarcate in massa in Italia intorno ai primi anni ’80 e che tanto piacevano alle mamme ed alle zie più fanatiche? Trattavasi di teleromanzi dall’imprecisato numero di puntate, infarciti di amori impossibili, gelosie personali, liti furiose, crisi, invidie sociali e sgambetti vari, nonchè tutto quel repertorio di personaggi-caricatura immancabili in ogni famiglia a qualsiasi latitudine terrestre. In Sudamerica (da sempre specializzata in questo genere di produzioni televisive) hanno deciso di puntare su un pubblico diverso e più appetibile per gli sponsor: quello adolescenziale e pre-adolescenziale.

Ed ecco fiorire serie che, per rappresentazione di miserie umane ed il peggio dei sentimenti, variano dalle telenovelas di cui sopra solo per l’età dei giovani interpreti, anche se la sostanza purtroppo non è cambiata. Con un rapido zapping di telecomando il genitore più attento all’educazione dei propri figli può evitare che le storie di certe povere vite altrui entrino nel quotidiano della propria famiglia, però che fatica.

Anche dagli USA giungono da noi, a cadenza quasi regolare, sitcom e telefilm che propongono ai nostri piccoli modelli di vita e di carriera che non esulano quasi mai dal ballo e dal canto, come se fossero gli unici mestieri a cui aspirare sin dall’età delle elementari.

L’ultimo ventennio politico in Italia ha già lasciato un po’ ovunque macerie culturali e morali, quindi mi/vi chiedo: abbiamo davvero bisogno anche di tutto questo?

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La Comunicazione e le opere di bene


In questi giorni è partita una sottoscrizione (2 Euro attraverso l’invio di un SMS) a favore degli alluvionati e quindi non posso proprio esimermi dal fare una considerzione. Il ricorso a questa semplice forma di raccolta fondi consente di raggiungere somme importanti in breve tempo, spesso sull’onda delle emozioni conseguenti ad un evento tragico di grandi proporzioni. La promozione della sottoscrizione di turno viene fatta ogni volta capillarmente, attraverso i media e con generoso passaparola da parte di personaggi pubblici e conduttori televisivi, anche sul web (testate online, social network e blog).

E dopo?

Perchè l’utilizzo dei fondi (il come ed il quanto) non viene quasi mai comunicato adeguatamente e calorosamente come lo furono le campagne di raccolta?

Io aspetto ancora di capire cosa ne è stato dei tanti milioni di Euro racimolati con gli SMS a favore dei terremotati dell’Aquila.

Nessuno me lo ha ancora raccontato, eppure i mezzi di comunicazione non mancherebbero per fare una rendicontazione (dovuta) ai tanti italiani che in quelle settimane terribili parteciparono col cuore alla missione.

Probabilmente scavando in Rete qualcosa potrei sapere. Qualcosa…forse.

E perchè mai queste informazioni dovrei cercarmele? Perchè non si dà quasi mai giusta enfasi (attraverso  i media, ma anche un semplice blog, ad esempio) all’impiego dei soldi frutto di iniziative benefiche?

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Piove, ma l’ombrello non basta

Questa affermazione (dall’ottimo Twitter live coverage di Gilberto Dallan durante la Cà Foscari Digital Week di questi giorni), a mio avviso, potrebbe essere il punto di ripartenza per tutte le aziende alle prese con crisis management più o meno spinose.

La Comunicazione di un’azienda andrebbe sempre imperniata sui suoi valori distintivi, sia in tempi felici ed ancor più durante un inaspettato e disastroso calo di popolarità.

Ognuno, si sa, opera poi delle scelte quando si tratta di superare una tempesta. Nel famigerato  “caso Patrizia Pepe“, che è nato in Rete ed in Rete l’azienda spera di chiuderlo in maniera definitiva e costruttiva (con tanto di analisi e grafici vari), manca ancora qualcosa: la “pietra tombale” in grado di sigillare per sempre (si spera) la faccenda. Ovvero, una semplice, quasi banale ma definitiva presa di distanza della maison dalle modelle emaciate, quelle che tanto piacciono al mondo della moda ma che fanno saltare puntualmente i nervi alla gente comune che le pubblicità le guarda e le giudica pure.

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