Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

E se ci fermassimo tutti?

Ho realizzato finalmente una cosa: da oggi il blogger non deve essere più una vacca da mungere. Per nessuno.

L’entusiasmo e la passione pura spinge quotidianamente milioni di blogger in tutto il pianeta Terra a recensire film, libri, musica, mostre, spot pubblicitari e quant’altro. Ciò comporta, talvolta, per i siti/blog l’embedding di trailer o video musicali,  oppure la pubblicazione di copertine di libri, locandine, immagini tratte da opere d’arte, film o spettacoli. Grasso che cola (leggasi pubblicità gratuita) per produttori discografici, cinematografici, teatrali, editori, atrtisti etc. Avete presente quanto dovrebbero pagare questi soggetti per un qualsivoglia spazio pubblicitario sul web?

La blogosfera, inconsapevolmente e non, (s)muove l’economia delle multinazionali dello spettacolo e dell’entertainment senza chiedere nulla in cambio, da anni, se non la soddisfazione di ricevere un po’ di traffico web (spesso non monetizzato)  grazie a qualche post scritto per i propri affezionati lettori.

In questi giorni siamo venuti tutti a conoscenza di una iniziativa che non ha precedenti nella storia: verrà chiesto l’obolo (retroattivo) a quanti abbiano pubblicato sui propri siti e blog (anche amatoriali, quindi senza scopo di lucro) trailer di film.

Anni addietro assistemmo basiti a richieste simili da parte dei dinosauri dell’industria discografica per i video musicali diffusi in rete, ma anche certi editori non furono da meno per quanto concerne la pratica (innocua) del linking. Ricordo che anche la foto di un quadro o di un’opera d’arte figurativa se inserita in un post/articolo richiede il pagamento dei diritti d’autore. Oggi la situazione è ben più discutibile perchè impone misure retroattive, senza dare cioè un termine utile a chi redige un sito/blog per rimuovere il materiale incriminato perchè la sua diffusione è divenuta illegale dall’oggi al domani. Pare pure che non ci saranno margini di trattativa.

Ed allora dico: fermiamoci.

Basta pubblicità gratuita a chiunque. Impariamo a soffocare l’entusiasmo e le passioni e mostriamo a questi signori come sarà duro e costoso, da oggi in poi, promuovere le loro opere d’intelletto senza il buzz della rete

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Se virale fa rima con banale

Come tutte le opere di intelletto, anche le sceneggiature sono coperte da copyright. La riproduzione/pubblicazione in qualsivoglia forma, totale o parziale, di un documento relativo addirittura alla puntata cruciale di un telefilm non ancora messo in onda, dovrebbe pur implicare qualcosa per chi lo fa. La storiella che circola in questi giorni, in jumping da una redazione all’altra, non regge. I produttori, appena venuti a conoscenza della cosa, avrebbero potuto ricorrere alle diffide di rito, ma così non è stato. Se poi l’artefice della presunta “malefatta” è pure un personaggio che ha una certa dimestichezza coi media nonchè vicino al mondo delle produzioni televisive, verrebbe da pensare a ben altri retroscena che non il fortuito ritrovamento di fogli dimenticati in un bar dell’altro capo del mondo da un attore distratto.  Il sospetto che si tratti di una bufala o di una azione promozionale per accrescere l’attesa intorno al capitolo conclusivo della serie più misteriosa degli ultimi anni è forte. Il popolo della Rete, in fondo, è sempre una gran bella risorsa (lo dico da tempo), o no?

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Quando l’autoconservazione diventa autoestinzione

Un link pubblicato all’interno di un testo o di un post è in pratica PUBBLICITA’ GRATUITA, nient’altro che una citazione innocua (per il copyright) dotata però del grande potere di veicolare utenti freschi da un sito all’altro che potenzialmente potrebbero diventare anche lettori affezionati. Grazie al linking ho potuto conoscere ed apprezzare negli anni testate ed autori che seguo tutt’ora. La negazione di un link ad una notizia, una fonte o ad un contenuto su un sito limita de facto il numero di accessi al sito stesso. L’editore che si ostina in tal senso fa praticamente harakiri!
Purtroppo in Belgio ormai succede già.
In un post precedente avevo posto in evidenza come certi “dinosauri” dell’industria discografica – pur di autoconservarsi (o almeno così essi sperano) – limitino ostinatamente la diffusione dei loro videoclip=spot musicali sul Web (esemplare è la vicenda di You Tube). Ebbene quegli imprenditori miopi oggi godono anche dell’ottima compagnia degli editori belgi e, come le celebri bestie della Preistoria, si stanno avviando allegramente sul viale dell’estinzione che – come la storia insegna – ha favorito però la comparsa dell’uomo sulla Terra!

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