Marketing Park

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Viva l’Italia

Tra pochi giorni chiuderà i battenti il sempre attesissimo Salone Internazionale del Mobile a Milano, un trionfo di idee e di design prevalentemente italiano. La manifestazione è di quelle poche che si promuovono da sole (il sogno cioè di ogni comunicatore) e rappresenta una chance per nomi nuovi dell’industria e giovani talenti.

Giovedì sera, invece, una frase ascoltata per caso passando davanti alla tv cattura la mia attenzione. “C’è troppa creatività in giro”. Contesto: il programma Annozero (RaiDue) con un po’ di ospiti che parlano a turno su non so quale argomento. Mi pare di capire che a pronunciare la frase in questione sia stato Vittorio Sgarbi, voglio saperne di più.
A dire dell’onorevole, troppa gente si avvicina al mondo dell’arte ed ai mestieri creativi pensando di sfondare con poco, di raggiungere il successo subito e col minimo sforzo. A me pare che Sgarbi abbia confuso la creatività con la furbizia, che è tutt’altra dote.

Preferisco pensare che chi con la creatività vorrebbe vivere debba innanzitutto avere le opportunità per esprimersi e farsi conoscere, poi il pubblico e/o il mercato decideranno il resto. Ai furbi, invece, le opportunità non mancano mai ed è per questo che ce li ritroviamo sempre tra le scatole.

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Il metodo Stanislavskij nel quotidiano del creativo

“Come comincia la giornata del cantante, del pianista, del ballerino? Si alzano, si lavano, si vestono, fanno colazione. A una certa ora stabilita, il cantante comincia a fare vocalizzi ed esercizi vocali. Il musicista si esercita con le scale o con altri studi intesi a mantenere e a sviluppare la sua tecnica. Il ballerino si affretta a raggiungere il teatro, la palestra dell’allenamento, per proseguire alla sbarra gli esercizi assegnati. E così ogni giorno. D’estate e d’inverno. Ogni giorno tralasciato è perduto e fa regredire la capacità dell’artista.” ( Konstantin Sergeevič Stanislavskij, 1890).
Così l’allievo della scuola di teatro doveva capire l’importanza dell’esercizio quotidiano.
Ed ancora:
“Formate i pensieri e le immagini della fantasia secondo il testo e le circostanze fornite dall’autore e dal regista. Ma siccome li avete fatti nascere entrambi – pensieri e immagini – dal vostro cuore, le parole e la verità che voi mettete in queste parole, proprio come se fossero la vostra vita, si fonderanno nel cerchio della vostra immaginazione e sulla scena” (da L’attore creativo. Conversazioni al Teatro Bol’Soj, 1918-1922).
Secondo Stanislavskij per riattivare le forze creative, per ritrovare il “tesoro” nascosto e renderlo manifesto, bisogna che l’attore eserciti una disciplina tale da mettere ordine nella sua mente – ovvero ricomporre i brandelli dei pensieri e delle emozioni per ricondurli entro contorni vivi e precisi – al fine di costruire immagini che si collochino in uno spazio interiore ordinato (quello che Stanislavskij chiamava il “circolo creativo”).
Anche chi non ha la benchè minima velleità artistica ma opera col suo ingegno nel campo della Comunicazione o del Marketing, ben conosce l’importanza della creatività, l’elemento cioè in grado di determinare la buona riuscita di un’azione o di una consulenza.
In ogni campo della vita, comunque, “il successo è figlio dell’ordine” (anche mentale) come amava ripetere un noto imprenditore a noi giovani “adepti”.

Technorati

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Gente di un tempo che fu

Nei giorni scorsi si è spento il filosofo Riccardo Pazzaglia. C’è chi lo ha ricordato per le belle canzoni che scrisse per Modugno, chi per le numerose partecipazioni a celebri programmi tv, altri per i suoi libri. Io invece seguivo sempre la sua rubrica “Specchio Ustorio” sul quotidiano Il Mattino, ove Pazzaglia commentava in modo arguto e mai banale fatti ed eventi di attualità, esprimendo con garbo e, talvolta, con grande indignazione, il suo punto di vista di uomo d’altri tempi.
Ricordo di averlo “incrociato” in Palazzo Reale a Napoli qualche anno fa, in occasione della premiazione dei nuovi Maestri del Lavoro (avevo un “insignito” in famiglia), il quale commentò a modo suo – com’era solito – la cerimonia, prevedendo che negli anni a venire eventi di quel tipo sarebbero stati sempre più eccezionali da vedere.
Il filosofo aveva davvero ragione. Proprio in quel periodo cominciavano ad operare in Italia le prime agenzie di lavoro interinale.
Per chi non lo sapesse, si diventa Maestri del Lavoro dopo 35 anni di lavoro svolto continuativamente presso la stessa azienda.
Nei prossimi anni, tra flessibilità varie e contratti temporanei, in quanti potranno ancora accedere all’onorificenza?

Tra una reminiscenza e l’altra, per associazione d’idee forse, ho pensato al Presidente di una nota azienda presso la quale ho lavorato non molto tempo fa.
Egli, uomo di grande esperienza di marketing (era stato Direttore Marketing di importanti multinazionali prima di fondare il suo attuale Gruppo), aveva una grande considerazione dei giovani, delle “nuove leve”, così amava sottoporci puntualmente questioni e problemi via e-mail chiedendo il nostro parere (ed ovviamente un eventuale rimedio) senza darci scadenze imminenti per le risposte perchè, come diceva lui, la creatività non vuole fretta.
Degna di nota anche un’altra sua brillante iniziativa: nella zona pausa caffè della sede aveva fatto collocare una cassetta (come quelle per la posta) ove inserire proposte ed idee piccole e grandi atte a migliorare qualunque aspetto del lavoro e dei processi aziendali. Se applicati, poi, i suggerimenti valevano al suo autore ben 100mila Lire!
Al di là del premio in sè, non erano secondari gli effetti psicologici e l’influenza positiva della cosa su ognuno dei lavoratori, nessuno escluso. In tal modo un pò tutti percepivamo che lassù qualcuno ci ascoltava, facendoci sentire maggiormente coinvolti nella vita aziendale.

O tempora…

Archiviato in:aziende, creatività, Il Mattino di Napoli, lavoro, lavoro interinale, Maestri del Lavoro, Riccardo Pazzaglia

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