Marketing Park

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Una mano di bianco, please

Nell’era della Comunicazione Globale è diventato molto più complicato (se non impossibile) mantenere segreti a lungo vizi privati e stili di vita discutibili.
Per i personaggi pubblici, si sa, l’emersione di uno scandalo può stroncare carriere, spaccare famiglie, ridurre in miseria.

Rispetto un tempo, poi, oggi capita che per ogni soggetto caduto in disgrazia equivalga una moltitudine collaterale di personaggi che invece riesce a conquistarsi qualche giorno di imprevista celebrità (fatta di interviste, apparizioni televisive e, talvolta, pure qualche contratto), un “indotto trash”, per così dire.

Appena lo scoop accenna a sgonfiarsi, l’attenzione ritorna sul malcapitato di turno, il quale si gioverà (certamente) delle efficaci ma prevedibili azioni di un “crisis manager”, per raggiungere almeno una parziale riabilitazione dell’immagine perduta.

Ecco che viene puntualmente avviata quella che io definisco la “human wash machine” fatta di tappe obbligate e talvolta dolorose. Ad ogni latitudine corrisponde solitamente un iter, una sorta di “geomarketing” del vip.

Ad esempio, negli States, pare, la tappa principale è l’obiettivo della fotografa più quotata, a cui seguirà la cover sul magazine popolare, l’intervista con l’immancabile mea culpa (che racimola sempre consensi) e, perchè no, una puntata del talk show per eccellenza.
Gli sponsor ritornano e…vissero tutti felici e contenti!

 

Filed under: comunicazione, crisis management, immagine, media, pr, sponsor, vip

Harakiri

Da un laureato in Comunicazione (seppur honoris causa) mi sarei aspettata una migliore gestione della crisi ma, nonostante una settimana di riflessione trascorsa da quasi recluso lontano dai media, il massimo che è riuscito a produrre (o chi per lui, molto più verosimilmente) è questa penosa arrampicata sugli specchi senza contraddittorio. Fossi stata uno dei suoi generosi sponsor avrei avuto a dir poco le palpitazioni. Un accertamento pluriennale della GdF difficilmente può essere smentito o sconfessato, tantomeno in quel modo lì.
Perchè, piuttosto, non intavolare una discussione botta-risposta dinanzi alle telecamere tra i suoi consulenti fiscali ed i giornalisti, giusto per fugare ogni dubbio e per ribadire l’assoluta buona condotta?
P.S.
Di Domenica, a casa mia, è sana consuetudine tener spenta la tv, tranne che in occasione di eventi sportivi come F1 e Motomondiale.
Il prossimo 19 Agosto ci sarà la gara di Brno, ma nessuno qui avrà voglia di guardare (e tantomeno tifare) certi campioni di evasione (presunta?), campioni sempre, ci mancherebbe altro, anche nelle beffe e nelle contraddizioni, così la tv rimarrà spenta lo stesso.

Filed under: comunicazione, crisis management, GdF

No, non è un film. Sì, pare proprio un film!

Il ruolo del comunicatore “embedded”, cioè interno all’azienda, è quanto di più delicato e carico di responsabilità oggettive si possa immaginare.
Quando si cura la comunicazione, l’immagine o il lancio di un nuovo progetto o di un’azienda giovane non è assolutamente permesso sbagliare, perchè un errore in questa fase potrebbe affossare l’iniziativa già sul nascere e vanificare ogni investimento in termini economici ed umani.
Nel caso di realtà imprenditoriali già affermate la responsabilità è addirittura maggiore perchè bisogna:
  • preservare l’identità ed il valore pubblicamente riconosciuto costruito negli anni e fino a quel momento;
  • assicurare una certa continuità e coerenza con la comunicazione istituzionale storica – quando valida e proficua – ed, ovviamente, integrarla o sostituirla (quando opportuno ed inevitabile) con nuovi percorsi, canali e strategie.

Seguire in ogni processo la vita aziendale, dall’alba al tramonto, dal risveglio fino alla buonanotte e, magari, vegliare guardinghi anche sul suo riposo notturno, è faticoso ma esaltante.
Raccomando, in ogni caso, di “segnare” positivamente la fase (o periodo) aziendale nel quale ci si trova ad operare. Eventuali successi documentabili saranno sicuramente spendibili in seguito (a livello di c.v.), lasceranno un buon ricordo di voi e, perchè no, anche una porta sempre aperta dietro le spalle per eventuali ri-collaborazioni future.

Per molti comunicatori talvolta il vero banco di prova è la cosiddetta Gestione della Crisi – o Crisis Management – cioè la gestione comunicativa di un evento improvviso (quindi imprevedibile) che potenzialmente potrebbe gettare ombre sull’azienda o su un marchio. Ne accennai tempo fa anche qui. In questo caso giocano un ruolo forte l’esperienza, la profonda conoscenza delle dinamiche e degli strumenti di diffusione dell’informazione ed, ovviamente, nervi saldi.
Proprio come nel celebre film Matrix, ove i protagonisti Neo o Trinity avevano il potere di rallentare il tempo e le azioni che vi avevano luogo, in modo da individuare i colpi del nemico e le pallottole che gli venivano esplose contro evitandole con fulminee contorsioni nello spazio circostante!

Technorati

Filed under: comunicazione, crisis management

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