Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Nuove felicità?

Le crisi economiche “prolungate”, perchè alimentate da continui scossoni che colpiscono welfare, tasse e lavoro, creano autentiche mutazioni genetiche nei consumatori. Se con l’autoconsapevolezza ogni individuo comincia a vivere con liberazione e sollievo il forzoso allontanamento dal consumismo, senza cioè provare frustazione nel non potersi più permettere taluni acquisti, allora saranno guai per tanti.

Economia e politica devono prenderne atto subito perchè sempre più spesso mi capita di leggere di iniziative in tal senso ed ho l’impressione che col tempo i proseliti della vita semplice e del consumo responsabile saranno sempre più numerosi. Si rischia infatti di prenderci quasi gusto!

Senza scomodare studi sociologici e trattati antropologici, a quanti di voi è capitato di conoscere anziani che pur non avendo problemi di budget avevano comunque uno stile di vita molto inferiore alle loro possibilità? Non è infrequente che persone forgiate da anni di privazioni dovute ad eventi bellici sappiano poi  condurre, anche in periodi di benessere, una esistenza sobria e senza orpelli.

Troppi ingranaggi si stanno via via inceppando nella nostra società, ma qualcuno già sceglie in serenità di incepparsi da solo. Se e quando riusciremo mai a ritrovare un mondo economicamente meno sofferente di quello odierno, sarà dura recuperare consumatori che io considero già adesso persi per sempre, e non ci sarà diavoleria del Marketing a riportarli indietro.

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Time machine

Settembre 2007 – Dicembre 2009
Due anni e poco più di volontario esilio dalla Rete e, in particolare, dalla blogosfera italiana che a quel tempo sembrava piegarsi su sè stessa, sotto il peso di improbabili classifiche, di discussioni  infinite e tediose (ricordate quella sulla cosiddetta “coda lunga”?) e dell’avvento dei social network.
Al rientro ho trovato qualcosa di diverso da allora (sul Web, si sa, il tempo scorre in fretta, più che altrove): molti blog che seguivo non ci sono più; lo scambio link (anche se supportato da stima) non è più usanza; la buona pratica per chi cura un blog di rispondere ad ogni commento, allontanare i troll e non dare spazio agli anonimi (se provocatori e senza valore aggiunto) si è ridotta al lumicino;  i post si discutono altrove (es. ff o Twitter), sempre meno in calce, dove si dovrebbe. Circolano meno idee, meno visitatori e meno parole: il trend è rappresentato dai famigerati 140 caratteri. L’attenzione insomma è frammentata. A chi giova? La situazione socio-economica è sotto gli occhi di tutti e qualcuno nel frattempo si è reimpiegato. Qualcun altro ha fatto addirittura scelte più drastiche ma salutari, come il downshifting. Molti miei affezionati lettori si sono accorti subito della ripresa delle attività su queste pagine, nonostante il trasloco su WordPress (thanks!); altri han finto di avere memoria corta. Anyway.
Il futuro dell’informazione, online e non, è ancora tutto da scrivere. Il blogging non è morto ed i i social network, se ci pensate bene, sono ancora tutti in testing, nulla cioè è già deciso o decisivo.
Allons-y!

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