Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

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L’estate quasi conclusa – a differenza delle precedenti – non ha offerto spunti degni di riflessione a me che solitamente dedico queste pagine al tormentato (ormai) mondo del Marketing. Brutto segno. Sul fronte dell’e-commerce l’ultima novità è il debutto dello shopping online di Zara, ovvero il fashion dai prezzi accessibili (cosa non da poco in tempi di crisi), annunciato per domani 2 Settembre. Tra le tante cose lette e scritte nelle ultime settimane, salverei una dichiarazione di Giampiero Mughini al quotidiano Libero: “Leonardo Sciascia aveva scritto, non ricordo più se trenta o quarant’anni fa, che se uno usciva di casa a incontrare una persona intelligente, doveva prima passare attraverso sette cretini. Uno a sette. Nel tempo della comunicazione di massa, e soprattutto di quella comunicazione rapida e aperta a tutti online, quella proporzione è cambiata drasticamente. Se ti vuoi imbattere in un giudizio ragionato su Internet, devi passare attraverso decine e decine di imbecillità e carognate”. Come dargli torto? Colgo l’occasione per fare gli auguri a chi ha appena inaugurato il suo blog, che stimo da tempi non sospetti. Un “grazie”, infine, a Patrick Jane e Jack Bauer per la sempre piacevolissima compagnia (per il resto, la tv è rimasta inesorabilmente spenta).

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L’e-commerce che verrà

Da pioniera del Web, ho seguito sin dai suoi esordi il fenomeno e-commerce. Fine XX secolo! Erano gli anni delle connessioni lente, dell’ISDN a singhiozzo (a casa mia), dei primi vagiti della Net Economy, dell’Italia che scopriva l’uso delle e-mail, anche a scopo promozionale. Leggevamo che gli Americani a Natale facevano acquisti sugli store online dove, senza doversi spostare da casa, trovavano di tutto e di più, comodamente consegnato a domicilio entro pochi giorni dall’ordine etc.
A me pareva, la loro, una macchina fantastica, oliata alla perfezione. Da noi la scena era ancora deserta e gli impazienti cominciavano a scrutare curiosi le possibilità offerte da Amazon. Poi arrivarono i primi operatori nazionali i quali si trovarono da subito ad annaspare tra i problemi. Logistica: sì, no, come? Marketing, policy dei prezzi, gestione dei resi, costi di spedizione, forme di pagamento, appeal e navigabilità dei siti etc.
Fior di discussioni e dibattimenti in tema di commercio elettronico erano all’ordine del giorno (l’archivio di Mlist è una risorsa preziosissima per chi volesse farsene un’idea).
A distanza di oltre 10 anni mi pare pur giusto tirare le somme, o no?
Lo ha fatto in queste settimane la Commissione Europea, l’ho fatto io da acquirente.
Ne emerge che di abusi ce n’erano e continuano ad essercene troppi, che l’acquirente risulta essere la parte debole, che gli Italiani sono ancora poco attratti dalle vendite online. L’Europa allora avanza le prime (discutibili) proposte per regolamentare il mercato, ma a me francamente non convincono.

Da cliente, a partire dal mio primo temerario acquisto con carta di credito (datato Settembre 2001), se mi sottoponessero un questionario di customer satisfaction, potrei dichiararmi soddisfatta solo al 50%. Non di più, per ora.

Ho sempre guardato all’e-commerce come ad una opportunità, che soprattutto il Made in Italy  avrebbe potuto cogliere prima. Nel fashion, ad esempio, per anni abbiamo dovuto sorbirci un’offerta misera, fatta spesso di fondi di magazzino, di collezioni passate, di merce pseudo-scontata, fallata, talvolta di contraffazioni. Gli store monomarca del lusso (pochi) sono apparsi solo in anni recenti, e con fatica. “Gli stlisti sono scettici”, ci dicevano. In realtà solo tempo ed affari persi, ci pensate?

Ed allora, a ripensarci, ben vengano pure le iniziative di Bruxelles, purchè si riordini, e ci sia finalmente stimolo per nuovi e più qualificati operatori.

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