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Facciamo luce

Anni di comunicazione, di pubblicità progresso, di campagne di informazione in materia di ecosostenibilità e risparmio energetico hanno fatto certamente leva sulle coscienze di noi tutti portandoci piano piano (per mano, direi) a mutare alcune nostre (cattive) abitudini. Spegnere gli apparecchi in stand-by, differenziare i rifiuti, ma anche acquistare lampadine ed elettrodomestici di classe A, ad esempio, o automobili a basso tasso d’inquinamento è diventato consuetudine anche per noi italiani, solitamente più “pigri” rispetto agli europei. Il graduale ricambio generazionale e, forse, l’impatto in bolletta renderanno ancora più fluido il processo di conversione all’ecocompatibilità.
Non moda, quindi, ma stile di vita consapevole e responsabile, che va però alimentato. La giusta dose di motivazione non può essere circoscritta solo al risparmio economico che deriva da comportamenti virtuosi. Mi riferisco anche ai troppi (ancora) cattivi esempi che esistono, e fanno danni specialmente se si tratta di soggetti pubblici. Iniziative come M’illumino di meno, ad esempio, alle quali aderiscono alcuni comuni impegnandosi a spegnere (per pochi minuti soltanto) qualche monumento o sede istituzionale, mettono “in luce” – consentitemi la battuta – una grande ipocrisia di fondo. Sul piano dell’immagine trovo sia più devastante esserci che non esserci.
Inoltre: cosa possono mai pensare quelli attenti a non lasciare luci accese per casa se poi si ritrovano davanti (come me) la mega sede del noto istituto di credito con gli uffici (anche quando deserti) illuminati a giorno 24 ore su 24, festivi compresi?

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Archiviato in:ambiente, ecosostenibilità, M'illumino di meno, risparmio energetico

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