Marketing Park

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C’è spazio per l’etica nel Marketing?

Di recente un assiduo e giovane lettore di MarketingPark, “lurker” (come si è definito lui stesso) e fresco laureato in Scienze della Comunicazione, mi ha scritto:

[…] ho sempre vissuto con una visione del mondo rigorosamente “dal basso”, dalla parte della gente, dei lavoratori, dei disoccupati, dei consumatori…
Non so se è solo un problema mio ma ogni parola che leggo sul Barney sembra una parola pronunciata dai “cattivi”. Si magnificano le acquisizioni e il valore economico da esse generato…ed io penso ai licenziati causati da queste manovre finanziarie. Si parla della formazione continua del personale…ed io penso ai vergognosi contratti di formazione lavoro. Insomma, non voglio tirarla per le lunghe ma credo di aver dato idea del mio problema. Non vorrei ritrovarmi a fare qualcosa a cui non credo, ad aiutare gente che non merita di essere aiutata ma che anzi va combattuta. Non potrei mai curare il marketing della XxXxxxxx’x, della Xxxxxx o della Xxxx, sapendo ciò che hanno causato e che causeranno agli animali, agli uomini, al pianeta. La mia domanda è questa: c’è posto per gente come me nel mondo del marketing? C’è un’etica nel marketing, c’è gente che ha i miei stessi problemi? E cosa ha fatto? Ci convive? Li ha risolti? Ha fatto delle scelte per potersi adeguare senza rinunciare ai propri ideali? […]

La mia risposta non si è fatta attendere. Eccola:

“Il tuo sdegno è legittimo. Le cause di certi disastri socio-economici sono sotto gli occhi di tutti, però la democrazia ci consente per fortuna di parlarne e scriverne liberamente, di fare opinione. Il “word of mouth” si sta rivelando potente nell’economia di mercato, molte aziende “scorrette” ne stanno prendendo atto e dovranno adeguarsi per non morire. Mi sembra già tanto, rispetto solo a 2-3 anni fa, anche se molto si dovrà ancora fare.
Non sempre la vita consente di operare scelte, di selezionare l’azienda dove lavorare. Chi può è fortunato, e lo fa tenendo conto anche degli aspetti a cui fai accenno tu, e rinuncia se il lavoro non è in linea coi suoi principi. Il marketing è un processo aziendale fondamentale, imprescindibile. Ogni azienda ha una mission, che persegue come può. I criteri e l’etica dietro il raggiungimento di un obiettivo dipendono dalle persone che hanno potere decisionale all’interno della realtà imprenditoriale. In sede di colloquio l’azienda è già in grado di percepire le peculiarità di ogni candidato, per cui assumerà solo coloro che riterrà idonei (anche in base alla personalità) ad attuare piani e strategie come auspicato, riducendo al minimo il rischio di ostilità e conflitti. Raramente ho constatato inadeguatezze in tal senso: le persone giuste nel ruolo giusto. Personalmente, non ho mai dovuto fare i conti con la mia coscienza perchè le realtà in cui ho operato non mi hanno mai proposto azioni discutibili, sotto nessun profilo. Se ciò dovesse accadere in futuro, credo di essere abbastanza strutturata per poter affrontare costruttivamente una situazione del genere. Alla tua età mi sarebbe apparso tutto più complicato”.

E voi, come gli avreste risposto?

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Riletture

La scorsa primavera ho chiesto a Licia Colò (nota conduttrice e, negli ultimi, anni anche garbata testimonial) un’opinione sul tema pubblicità e valori.
Ecco la breve intervista già pubblicata a suo tempo sul blog-manifesto PubblicitàEtica realizzato contro il dilagare della pubblicità volgare.

D- Ricorda uno spot che l’ha colpita negativamente (può anche omettere il marchio, se vuole) e perchè?

R-
Tutte quelle pubblicità che affermano con forza frasi del tipo: Cos’è la vita senza… Il tal biscotto, il tal telefono, la tale bambola… etc.etc.Non sono contro la pubblicità, anche perchè io stessa sono testimonial di un prodotto, ma sono convinta che i pubblicitari non debbano mai dimenticare che la vita non è solo quella che si vive in Italia o nei paesi ricchi, ma anche nel resto del mondo. Bene quindi a frasi ad effetto, ma mai mancanza di rispetto verso i veri valori della vita.

D-
Alcuni pubblicitari, non tenendo conto della sensibilità e delle fasce più deboli del pubblico (nè dei possibili effetti emulativi), talvolta sacrificano il buon gusto e l’educazione pur di stupire, in nome della creatività a tutti i costi. Cosa ne pensa?

R-
Come ho già anticipato, credo che il vero creativo non necessiti di arrivare all’offesa o all’effetto a tutti i costi. Le vignette satiriche contro Maometto senza dubbio sono satira, ma è altrettanto vero che si tratta, visto le conseguenze, di una satira inopportuna. Non si deve quindi mai dimenticare, per chi fa comunicazione, che si deve essere essere responsabili dei messaggi che si lanciano, soprattutto perchè il pubblico che li riceve è un pubblico misto e non selezionato.
Grazie Licia e a presto!
T.Z.

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