Marketing Park

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Domani è un altro gioco

La nuova consapevolezza di chi acquista cose e servizi esige risposte mirate, personalizzate. Il “tutto va bene per tutti”, soprattutto per quei beni definiti commodities, ha perso. Basta dare uno sguardo agli scaffali dei negozi per capirlo. Se ad esempio cercate uno shampoo, per ogni brand esistono più linee, con caratteristiche e proprietà definite e diverse fasce di prezzo. Praticamente risulta quasi impossibile non riconoscersi in un prodotto ed uscire a mani vuote. La stessa frammentazione riguarda anche le comunità online ed i social network. Impossibile non trovarci un angolo che sembra fatto apposta per noi, e se manca lo creiamo. I  gruppi si autoaggregano in modo spontaneo, le persone si cercano e discutono per affinità elettive, non perché spinte a farlo da qualcuno/qualcosa.
Quando leggo di pagine su Facebook dedicate a realtà commerciali o prodotti resto scettica. Io stessa non reputo il passaggio su FB una conditio sine qua non per l’azienda. Le P.R. possono funzionare all’inizio, per comunicare il debutto di una realtà. Gli individui, richiamati per curiosità o per sentito dire, se non si identificano nel mood della comunità, si allontanano. Questo vale già per tutti. Il dialogo con gli stakeholders va sempre bene, sia chiaro, ma l’aggregazione di facce, di nick, di identità intorno a qualcosa, non qualcuno, quanto può durare? Posso osare un termine:  “temporary profile”.  Ai tempi di Second Life io parlavo di “temporary life”. Le aziende in fondo lo sanno, cavalcano l’onda, giocano, tutto qua. E domani sarà un altro ambient.

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Archiviato in:aziende, comunicazione, Facebook, pr, second life

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