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Questione di C

Esistono persone che pur non avendo doti particolari o meriti riconosciuti, per chissà quale disegno cosmico o mano divina (secondo chi è credente) hanno però una fortuna incommensurabile che gli consente di ottenere dalla vita cose che altri – a fronte del sudore della fronte e dell’ingegno – talvolta riescono appena a sfiorare.
Ai fortunati non tocca nemmeno chiedere o cercare, perchè le opportunità bussano loro direttamente all’uscio di casa (o al cellulare), e pure impudicamente copiose.
Essi rappresentano un mistero della natura a cui neanche il più pensoso dei filosofi è riuscito mai a dare un perchè. In tempi più recenti, il pragmatismo dilagante vedrebbe nell’esistenza di questi individui la conferma dell’assioma fortuna-cieca/sfiga che ci vede benissimo.
La saggezza popolare da secoli attribuisce alle “terga” il potere di cotanta abbondanza, e nei dialetti si sono stratificati – col tempo – appellativi e definizioni efficaci, più o meno ripetibili, che riguardano gli eletti in questione.
Da persona sempre vigile sui mutamenti della lingua, nonchè disponibile all’aggiornamento del mio lessico, ho trovato in questi giorni una nuova enunciazione che rende meravigliosamente i concetti di cui sopra senza dover ricorrere alle finora inevitabili scurrilità. L’autore è Tullio Kezich, critico cinematografico, che con “il nulla con il vento il poppa” ha inconsapevolmente coniato un modo di dire che avrà sicuramente lunga vita nel nostro parlato comune.

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