Marketing Park

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La mia banca è premurosa

L’incipit
Oggi in banca ho consegnato allo sportellista la distinta compilata per un bonifico e lui: “Signora, i bonifici ormai li fanno tutti con Internet. Perché deve spendere 4 Euro ogni volta? Abbiamo anche il conto online che costa solo 1 Euro al mese, lo sa?”. Io do uno sguardo all’intero locale e noto: 3 sportelli di cui uno solo aperto; 5 scrivanie vuote, dove un tempo vi sedevano altrettanti impiegati alle prese con file di neo investitori e clientela varia; la stanzetta col Direttore che scribacchia al pc e neanche un telefono che squilla.
La mia risposta non si fa attendere: “Senza i miei 4 Euro vi avrebbero già mandati a casa e questa filiale sarebbe già una rosticceria cinese!”. L’incauto sportellista, ormai terrorizzato dallo scenario prossimo venturo, procede in silenzio con l’operazione. Prendo la mia ricevuta e preciso: “Ho un conto tradizionale da 13 anni, con un canone mensile decisamente esoso, ma non ritirerò mai il pin per fare operazioni anche da casa certamente non per ignoranza dei mezzi informatici. I miei bonifici avranno sempre e soltanto una distinta cartacea con la mia firma, la stessa registrata nei vostri archivi. Così, in caso di ammanchi ingiustificati, voi siete obbligati ad esibirmi un pezzo di carta da periziare per poi procedere con denuncia contro ignoti e contro l’istituto disattento, ergo transazione annullata e rimborso!”.
Perchè l’home banking non mi ha mai convinta
Con l’online, nell’eventualità di operazioni fraudolente, la banca potrebbe scaricare sul correntista la responsabilità di cattiva gestione delle password o appellarsi ad eventi nefasti come phishing o virus del pc.
Resterebbe poi all’utente l’onere della prova e della buona fede, con incalcolabile perdita di tempo e soldi in supporto legale per recuperare (se gli va bene) quanto sottratto.
Promozione e comunicazione
Per avviare una rivoluzione pro Web nel settore del credito occorrono messaggi forti, infondere certezze. Attualmente, attraverso campagne pubblicitarie o a voce (come nel mio caso), un po’ tutti gli istituti cercano di convertire i vecchi correntisti all’home banking, con varie argomentazioni: eventuali interessi sui depositi, costi contenuti delle singole operazioni, comodità ad operare da casa in qualunque momento della giornata, azzeramento del canone mensile, semplicità dell’interfaccia etc. Nessuno però fa leva, pure sui più scettici, col tema della sicurezza e delle garanzie, aspetti che non vengono mai evidenziati esaustivamente nemmeno nei corposi moduli di adesione. Perché?

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Archiviato in:banche, comunicazione, home banking, internet

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