Marketing Park

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Il prezzo estemporaneo

“Outlet” letteralmente significa “spaccio” ma, nell’eccezione moderna, ha acquisito anche il significato di luogo ove trovare merce a prezzi fortemente scontati perchè trattasi di capi fallati o stock invenduti di collezioni passate (talvolta davvero “trapassate”, consentitemi il termine).
Per noi italiani è quasi un neologismo, perchè è stato introdotto nel nostro lessico quotidiano solo in anni recenti, diventando da subito uno dei termini più amati per chi cerca buoni affari, sia nel fashion che in altri settori merceologici.
Coloro che oggi si fregiano di tale denominazione sono anche consapevoli del fatto che si possono creare nel potenziale acquirente le aspettative di cui sopra, quindi la tentazione ad abusarne per attirare clientela nel punto vendita può essere forte.

Ho visitato di recente un negozio autodefinitosi outlet sull’insegna. La prima macroscopica anomalia che ho notato è che su nessuno degli articoli esposti in vetrina era indicato il prezzo, in barba a tutte le norme della polizia urbana. All’interno, poi, nessuno dei capi presenti sugli stand aveva il cartellino! Il titolare, evidentemente, si affidava alla sua ineffabile memoria. Il problema è che io detesto chiedere…
E pensare che mi sembrava di aver già visto tutto in tema di saldi creativi.

In tempi di crisi del commercio, sia chiaro, ogni comportamento scorretto non solo non paga, ma marchia inevitabilmente anche per il futuro.

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Questione di C

Esistono persone che pur non avendo doti particolari o meriti riconosciuti, per chissà quale disegno cosmico o mano divina (secondo chi è credente) hanno però una fortuna incommensurabile che gli consente di ottenere dalla vita cose che altri – a fronte del sudore della fronte e dell’ingegno – talvolta riescono appena a sfiorare.
Ai fortunati non tocca nemmeno chiedere o cercare, perchè le opportunità bussano loro direttamente all’uscio di casa (o al cellulare), e pure impudicamente copiose.
Essi rappresentano un mistero della natura a cui neanche il più pensoso dei filosofi è riuscito mai a dare un perchè. In tempi più recenti, il pragmatismo dilagante vedrebbe nell’esistenza di questi individui la conferma dell’assioma fortuna-cieca/sfiga che ci vede benissimo.
La saggezza popolare da secoli attribuisce alle “terga” il potere di cotanta abbondanza, e nei dialetti si sono stratificati – col tempo – appellativi e definizioni efficaci, più o meno ripetibili, che riguardano gli eletti in questione.
Da persona sempre vigile sui mutamenti della lingua, nonchè disponibile all’aggiornamento del mio lessico, ho trovato in questi giorni una nuova enunciazione che rende meravigliosamente i concetti di cui sopra senza dover ricorrere alle finora inevitabili scurrilità. L’autore è Tullio Kezich, critico cinematografico, che con “il nulla con il vento il poppa” ha inconsapevolmente coniato un modo di dire che avrà sicuramente lunga vita nel nostro parlato comune.

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Exquisita loquti

Ieri ho riordinato alcuni vecchi articoli relativi a fatti di storia del’ultimo ‘900 ed archiviati in libreria. Essi andavano dall’omicidio di JFK (Corriere) alla fine della guerra del Vietnam (Il Mattino), dall’attentato a Papa Giovanni Paolo II al dramma di Chernobyl (La Stampa). Ho ritrovato anche riviste tecniche navali degli anni ’60 ed un periodico per ragazzi edito nello stesso decennio.
L’Italia dell’epoca era certamente meno scolarizzata di quella contemporanea, eppure lo stile linguistico e narrativo delle pubblicazioni di un tempo era ricercato, sebbene si rivolgessero a dei lettori non sempre in grado di comprenderne totalmente il senso.
Questo costringeva i più a ricorrere spesso all’uso del vocabolario, ad assimilare nuovi termini. Molti trovavano così lo stimolo a leggere anche i libri, perchè sapevano che solo da lì passava la cultura e la conoscenza necessaria per comprendere pure quello che trovavano quotidianamente dal giornalaio.
Con gli anni chi scriveva per mestiere – pur mantenendo dei caratteri distintivi – ha poi adeguato il suo lessico a quello comune, quello parlato dalla società. Sembra quasi un controsenso, poichè le giovani generazioni intanto avevano la possibilità di procedere negli studi, cosa che ai loro padri e nonni era stato talvolta negato per motivi di economia familiare. Non vorrei parlare di un “appiattimento” della lingua italiana, però non riesco proprio a pensare ad un altrettanto efficace concetto equivalente.
Oggi con la lettura si tende maggiormente ad acquisire informazioni, possibilmente utili e spendibili nel vivere quotidiano, e non la strada verso quella exquisita locuti tanto cara a chi ci ha preceduto.

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