Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Consigli non richiesti #4

Premessa
Abbonarsi ad un periodico cartaceo sta diventando sempre più sconveniente. Allettati da pseudo sconti ed omaggi vari, talvolta è difficile rinunciare alle proposte degli editori, perdendo di vista poi quello che dovrebbe essere il fine unico dell’operazione: riuscire ad avere tra le mani una copia fresca di stampa della propria rivista preferita (magari con qualche giorno di anticipo rispetto all’uscita in edicola) e comodamente consegnata a casa.

Il fatto
Negli ultimi anni, però, nel lungo percorso che va dalla casa editrice a casa mia puntualmente qualcosa sembra spezzarsi. Sarà colpa dei servizi postali? In effetti fino a circa 18 mesi fa i tomi dovevo addirittura prelevarmeli io presso l’ufficio postale perché nella mia cassetta delle lettere trovavo solo l’avviso di giacenza. Era per me estremamente seccante dover affrontare le solite code agli sportelli per ogni singolo ritiro, anche perché non previste dal contratto. In tempi recenti la cosa è degenerata, in quanto sia delle riviste che degli eventuali avvisi non vi è più neanche l’ombra. Per una testata (la cui adesione porta la data di Novembre) ho già segnalato al servizio clienti di aver ricevuto finora solo il numero di Gennaio, con pure un mese circa di ritardo. Sono quindi testimone diretta dell’ennesimo eclatante caso di Marketing Interruptus!

La soluzione
La sempre più frequente mancata consegna del bene già prepagato, seppur con tutte le garanzie del caso (è comunque prevista la possibilità di prolungare gratuitamente l’abbonamento per recuperare le copie mai ricevute) dovrebbe far riflettere gli editori in merito alla attualità della formula finora adottata, la cui validità è strettamente correlata all’efficienza del servizio di recapito.
Perché non superare questo non trascurabile empasse inviando agli abbonati non riviste bensì coupon per prelevare puntualmente le copie in edicola?

Archiviato in:editoria, giornali, Marketing, Marketing Interruptus

Il Marketing Interruptus

Tempo fa, avendo vissuto da “utente” un disservizio causato da carenza di comunicazione tra azienda e rivenditori, coniai per l’occasione il termine “Marketing Interruptus” che – al di là di ogni ironica ed ovvia correlazione con ben note “interruzioni” di altra natura – rendeva bene l’idea di un qualcosa che non arrivava al suo naturale compimento.
In certi casi, proprio azioni di Marketing nate con i migliori auspici di successo naufragano (non vanno cioè a buon fine raggiungendo chi era stato designato a beneficiarne) per svariate ragioni.
La prima è imputabile alla natura talvolta imperfetta dell’azione: meccanismi troppo complessi, se non ben oliati, sono destinati ad incepparsi.
Un’altra possibile causa è ravvisabile nei più banali errori di comunicazione tra azienda-utente, azienda-rivenditori, personale di negozio-cliente, media-utenti etc.
In data 15/02, ad esempio, ho ricevuto la newsletter mensile di uno dei magazine ai quali sono abbonata: anticipazioni sul numero in uscita ed un link diretto (rappresentato da una .gif animata) per partecipare ad un concorso con allettante premio.
Clicco il link che mi rimanda alla pagina dedicata alla competition ma…vi trovo ancora il concorso del mese di Gennaio!
Ci dev’essere un’errore, penso. Dove? Non avevo notato che nell’email era indicata la data d’inizio dell’iniziativa, ovvero il 17/02.
Delusione. Non tanto per non aver potuto partecipare subito, ma per l’editore e chi per lui ha confezionato il messaggio.
Hanno sottovalutato, infatti, alcuni aspetti della psicologia del lettore.
Nel testo, ad esempio, l’appariscente link cliccabile distraeva lo sguardo impedendo di fatto di notare la data.
Inoltre, perchè non posticipare di 2 giorni l’invio della newsletter, in concomitanza del completo aggiornamento del sito?

Technorati

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Hanno ucciso…la promozione!

Esempio autentico di Marketing interruptus.
Qualche mese fa Pantene ha realizzato una simpatica promozione. A fronte di 4 prodotti acquistati si riceveva a casa, entro pochi giorni e senza alcuna spesa, una sim Wind (con 5 Euro di traffico incluso) abbinata al cd musicale Summer Collection con le hit dell’estate 2006.

Anch’io ho partecipato e ricevuto ben due kit-cadeau. Peccato che ad oggi nessun negozio Wind abbia voluto ancora attivarmi le sim. “Non l’abbiamo venduta noi”, dicono, “si rivolga altrove”, affermano, “perchè dovremmo? Non ci guadagnamo nulla”, ribattono.
Possibile che nessuno alla Wind abbia raccomandato ai suoi rivenditori di garantire il supporto necessario alla buona riuscita dell’operazione del partner Pantene?
Un negozio di telefonia o di qualsivoglia genere che vuol fregiarsi di titoli e marchi sottoscrive un contratto coi brand ove garantisce innanzitutto un servizio sul territorio, in nome e per loro conto.
Tempo fa accadde quacosa del genere anche ad alcune lettrici del settimanale Grazia.

Quel che è peggio, è la mia totale impotenza nel poter auto-attivare le sim sul sito della Wind: pur essendo loro già in possesso dei miei dati personali nonchè copie di documento d’identità e codice fiscale mi impongono comunque di rivolgermi ad un negozio. Il cane che si morde la coda, insomma.

Archiviato in:comunicazione, Marketing Interruptus, Wind

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