Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Nuove felicità?

Le crisi economiche “prolungate”, perchè alimentate da continui scossoni che colpiscono welfare, tasse e lavoro, creano autentiche mutazioni genetiche nei consumatori. Se con l’autoconsapevolezza ogni individuo comincia a vivere con liberazione e sollievo il forzoso allontanamento dal consumismo, senza cioè provare frustazione nel non potersi più permettere taluni acquisti, allora saranno guai per tanti.

Economia e politica devono prenderne atto subito perchè sempre più spesso mi capita di leggere di iniziative in tal senso ed ho l’impressione che col tempo i proseliti della vita semplice e del consumo responsabile saranno sempre più numerosi. Si rischia infatti di prenderci quasi gusto!

Senza scomodare studi sociologici e trattati antropologici, a quanti di voi è capitato di conoscere anziani che pur non avendo problemi di budget avevano comunque uno stile di vita molto inferiore alle loro possibilità? Non è infrequente che persone forgiate da anni di privazioni dovute ad eventi bellici sappiano poi  condurre, anche in periodi di benessere, una esistenza sobria e senza orpelli.

Troppi ingranaggi si stanno via via inceppando nella nostra società, ma qualcuno già sceglie in serenità di incepparsi da solo. Se e quando riusciremo mai a ritrovare un mondo economicamente meno sofferente di quello odierno, sarà dura recuperare consumatori che io considero già adesso persi per sempre, e non ci sarà diavoleria del Marketing a riportarli indietro.

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Come andar di notte

Le strade del Marketing sono infinite, sappiatelo. Quello “social” è tra i più insidiosi, perchè vi parla anche col volto amico del follow di turno o del vostro blogger preferito. Vecchia storia, direte voi. Già, vecchia almeno quanto Internet e la posta elettronica. Però il fatto che negli ultimi mesi (persino quelli estivi) da queste parti siano giunte numerose richieste di recensioni o post promozionali a pagamento da varie parti del globo (puntualmente respinte al mittente perchè questo blog rappresenta una zona verde dove esprimo opinioni solo quando e se ne ho voglia) mi fa pensare che qualcosa in pentola c’è. Evidentemente la credibilità di un blogger di lungo corso vale più di uno spazio pubblicitario consueto, e la capacità di persuasione sui propri lettori (che spesso coincidono coi propri simili, per interessi e status) è considerato dalle aziende un plus difficilmente raggiungibile con altre tattiche.

Niente da eccepire, però ciò crea confusione in chi legge, il quale non capisce più cosa ha esattamente di fronte: un post spontaneo o un redazionale? A rischio è pure la reputazione nel tempo conquistata dal blogger coinvolto in operazioni simili. La storia, ripeto, non è nuova (trattasi di dilemmi già ampiamente dibattuti anni fa) però la recrudescenza e l’insistenza da parte di taluni soggetti commerciali lascia riflettere – e temere – che d’ora in poi occorrerà tener sempre più alta la guardia nel mare magnum della nostra povera blogosfera.

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Vetrine appannate

Ci sono giorni in cui sento il peso di quasi 20 anni di Rete (vissuta) sulle spalle. Da utente prima e da professionista della Comunicazione dopo, posso davvero dire di averle viste tutte. Quando nel ’91, o giù di lì, col modem il mio pc si collegava a quello di un altro “pioniere” in Italia o all’estero, assaporavo la magia (e le potenzialità) di quel nuovo medium che entro breve sarebbe diventato il World Wide Web. Per la cronaca si trattava di BBS (una sottospecie di siti ospitati su server di privati cittadini, raggiungibili grazie a software come Terminate attraverso dialer di utenze voce domestiche con costi di interurbane astronomici). Sulle BBS cresceva anche il primo rudimentale “commercio elettronico” legale e, soprattutto, illegale, con liste di merci varie ma anche di software e cd pirata da far paura (ai tempi).

Distorsioni a parte, da donna pensavo a come sarebbe stato bello poter acquistare, un giorno, capi ed accessori esclusivi senza dovermi recare direttamente nelle boutique site in alcune lontane capitali. Sognavo, evidentemente, visto che i marchi del lusso hanno fatto capolino sul Web solo in tempi recenti (Prada.com ne è un esempio, MiuMiu addirittura poche settimane fa).  In pratica, per oltre 3 lustri abbiamo dovuto accontentarci di qualche reseller di pezzi provenienti da vecchie collezioni con tanto deserto intorno.

Dopo, causa anche la crisi che ha sfollato i negozi, il mondo della moda ha visto lo shopping online come un canale di collegamento  tra sè ed il resto del Pianeta (finalmente), quindi un’opportunità per vendere qualcosa anche a chi non aveva mai varcato una delle loro boutique su strada. Tutto bene dunque? Affatto. Per alcuni grossi brand (anche Made in France) l’offerta è ancora molto limitata, le collezioni sono marginalmente rappresentate, abbondano  invece gli articoli basic mentre quelli iconic latitano del tutto (avete presente le cosiddette it bag?). Ed allora, mi chiedo, perchè esserci?

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