Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Facciamo muro

Da qualche tempo ormai leggo newsletter ed e-mail commerciali (alle quali sono volontariamente iscritta) con crescente disagio, quasi fastidio direi. Sento di essere diventata improvvisamente intollerante a certi status che le aziende si sono date nel modo di comunicare i “fatti loro” a noi altri, ovvero potenziali clienti, partner, consumatori fedeli etc. Mi riferisco ai cosiddetti indirizzi di posta “no-reply”, utilizzati worldwide per spedire messaggi promozionali e quant’altro, che non consentono una risposta immediata da parte dell’utente che intendesse rivolgere una qualsivoglia perplessità all’azienda in questione. Nei medesimi messaggi appare sovente anche una dicitura altrettanto noiosa tipo “si prega di non rispondere a questa mail”, senza specificare un indirizzo alternativo valido oppure rimandando ad un sito web da ribaltare prima da cima a fondo per poi scovare (forse) uno stramaledettissimo recapito dove sbattere la testa!  Questa perversione è una forma di one-way communication, comunicazione a senso unico che fa il paio pure con certi account Twitter o Friendfeed, quelli “zero following”. Ad e-mail marketing e social marketing gestiti con queste premesse dico semplicemente bye bye. Impariamo a selezionare brand e prodotti anche in virtù della loro voglia di interagire con chi può determinare la loro fortuna e che, quando approcciano il web, non ne tradiscono il senso “sociale” che questa parte del mondo si è data sin dalle sue origini.

 

 

Filed under: 2.0, aziende, Comunicazione, comunicazione istituzionale, e-mail, E-mail Marketing, Friendfeed, Marketing, social marketing, social media, Twitter, web, webmail

Email surprise!

Da 11 anni posseggo una casella di posta su Xxxxxx.it. A quei tempi, molti lo sanno, per registrarsi occorreva fornire tutti i dati anagrafici reali, incluso il codice fiscale e, mi pare di ricordare, anche lo stato civile. A Xxxxxx.it, quindi, sanno benissimo quanti anni ho ed a quale sesso appartengo. Partendo dal presupposto che io sia eterosessuale (poichè non mi sono state chieste ulteriori informazioni al riguardo), non capisco perchè ogni volta che consulto le email online devo sorbirmi pubblicità di servizi di dating ove mi si propongono “donne di tutte le età, anche mature” oppure “attraenti singles” con foto animate di signore e signorine variamente addobbate. Mi chiedo: è ancora tanto difficile lassù (siamo nel 2011) profilare gli utenti di posta elettronica per offrirgli messaggi promozionali un filino più mirati? Poi qualcuno si stupisce quando le aziende decidono di fare di testa propria ed investire diversamente i loro budget pubblicitari…

Filed under: 2.0, Advertsing, e-mail, E-mail Marketing, Marketing, Pubblicità, Pubblicità online

La dolorosa verità

Mentre stamattina leggevo di una dirompente fusione tra agenzie pubblicitarie, non  ho potuto esimermi da una riflessione. Ho notato da un po’ che alcune catene italiane di negozi (in particolare settore arredamento e prodotti per la casa/cura della persona), con numerosi e consolidati punti vendita lungo tutta la Penisola, riescono ancora a proporre prezzi fortemente competitivi anche rispetto alla GDO tradizionale. Non trattandosi di discount bensì di rivenditori di prodotti di grandi marche o, come nel caso dell’arredamento, con fornitori di tutto rispetto che producono mobili e complementi in Italia, ho cercato di capire dove fosse il loro punto di forza, quello cioè in grado di farli competere sul territorio persino con presenze storiche come Ikea e che offrono, con una modica cifra in più, pure un indispensabile (per molti di noi) servizio di trasporto e montaggio. Mi duole scriverlo ma, as usual, queste catene da anni hanno una gestione molto diretta e circoscritta della pubblicità e del marketing. Esse escludono i costi di agenzie, di testimonial, di realizzazione di campagne creative e di spazi pubblicitari sui media nazionali ma “parlano” direttamente alle zone di competenza solo tramite depliant e cataloghi recapitati a casa, mostrando chiaramente le offerte senza fuffa ed effetti speciali. Questa banale strategia gli permette di mantenere un buon margine e, contemporaneamente, prezzi altamente concorrenziali che in tempo di crisi dei consumi non passano certo inosservati. Elementare, Watson? Ni, perchè a mio avviso andrebbero fatte molte considerazioni sull'(in)accessibilità per molti all’advertising ortodosso oppure sull’inevitabile ricaduta dei costi sul consumatore sempre meno disposto ad accollarsi le spericolate scelte di marketing a monte.

Filed under: commercio, Comunicazione, consumo, crisi, Marketing, promozione, Pubblicità, vendita

Archivio post

The Best From The Past

I post più letti oggi

Più votati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: