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Il Marketing Concettuale

The Conceptual Marketing Theory
In vena di teorie e di contaminazioni, ma anche perchè spesso alle prese con lo scetticismo di alcuni sul valore aggiunto che solo un buon marketing può assicurare – al prodotto o all’impresa – benchè intangibile talvolta nel breve termine, ho tracciato un parallelismo tra il Marketing e quanto accaduto in tempi non remotissimi nel mondo dell’Arte, in particolare quella Concettuale.

Premessa
Definizione dell’Arte Concettuale (da Wikiartpedia ):
“L’opera d’arte è formulata come progetto; la sua dimensione concettuale, ideale, astratta deve prevalere su quella estetica, percettiva e tangibile. I teorici dell’arte concettuale pongono il cardine della loro poetica sul pensiero e la progettazione. L’oggetto d’arte quindi diventa importante in quanto manifestazione e rappresentazione del pensiero, e resta quindi del tutto slegato dall’esecuzione. Si viene a delineare così un nuovo tipo di estetica, che si scontra direttamente con il modo di fare arte inteso in senso tradizionale: un’estetica concreta e in aperta opposizione con la produzione artistica classica. Uno dei principi fondamentali dell’arte concettuale è inoltre lo schierarsi contro le regole del mercato, del capitalismo dell’arte. Esso, infatti, rappresenta il mondo del consumo che muta le opere da arte in merce da vendere. L’arte, invece, secondo gli artisti concettuali, deve essere intesa come rappresentazione delle idee dell’uomo”.

In pratica, nell’Arte Concettuale (divenuta un fenomeno internazionale negli anni Sessanta) la nozione di artista – come creatore di idee piuttosto che di oggetti – mina i tradizionali ruoli dell’artista e dell’opera d’arte e rifiuta l¹idea che la qualità di un’opera d’arte o di un artista possa nascere dal consenso. L’oggetto viene sostituito da un concetto.

Tra i pochi italiani assimilabili a questa corrente artistica c’è Piero Manzoni (1933-1963), artista dallo stile radicale.
Nel 1961 produsse “Merde d’Artiste”, l’opera per la quale è maggiormente ricordato oggi. Tirata in novanta esemplari (di cui molti oggi dispersi) come un multiplo, in anni recenti un singolo pezzo è stato acquistato dalla Tate Gallery per la somma di 52mila dollari.

Potere dell’arte, capace di attribuire valore (ed il più delle volte questo valore viene riconosciuto postumo) alle idee benchè rappresentate da oggetti comuni o, come nel caso dell’opera provocatoria di Manzoni, addirittura da escrementi!
Chi (galleristi e mecenati) con lungimiranza seppe riconoscere il potenziale di quegli uomini visionari potè anche godere materialmente e nel tempo degli effetti del loro pensiero.

Il marketer come l’artista
Il ruolo del Marketing benchè noto, perchè rappresenta uno dei processi aziendali FONDAMENTALI, talvolta viene svilito o sacrificato in nome di altri ritenuti nell’immediato più meritevoli di investimenti adeguati. L’idea che genera valore – o che ne può generare nel tempo – viene spesso vista solo come un costo. In nome di un ROI dimostrabile e misurabile, possibilmente con il minimo scarto di errore, vengono ignorate azioni che potenzialmente potrebbero perpetuare valore ad un brand (proprio come certe opere concettuali).
Da più parti è spesso invocato un neoumanesimo che ponga di nuovo l’uomo al centro della società, del mondo del lavoro e, di conseguenza, nelle aziende, lì dove negli ultimi anni si è privilegiato il profitto fine a sè stesso raggiunto magari a qualunque costo.

*Questo testo è stato pubblicato anche su Marketing Journal

Archiviato in:idee, Marketing, metafore, Neo Umanesimo, teorie

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