Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Dal Greenwashing alla Pink Shower il passo è breve

Comunicazione e pubblicità, si sa, amano da morire le mode, abbracciare cause giuste e nobili, seguire l’onda, andare a braccetto con associazioni varie o col personaggio (anche controverso) del momento etc. L’effetto finale è imprevedibile e va dalla classica bella ciambella col buco perfetto fino alla magra figura.

Ogni epoca poi ha le sue tendenze. Ricordo che negli anni ’70 facevano tanto chic le specie in via di estinzione; negli ’80 toccò ai bambini africani ed alla fame nel mondo; nei ’90 la lotta all’AIDS, Greenpeace ed Amnesty International fino ai nostri poveri giorni ove, tra paventati rischi ambientali e visioni apocalittiche sul futuro del Pianeta (più o meno condivisibili) ha funzionato alla grande il cosiddetto “greenwashing“.  Quest’ultimo però, stra-abusato ormai, non fa più da leva emotiva come agli albori ed allora vedo già profilarsi all’orizzonte una nuova tendenza che vede tirare sempre più in ballo le cosiddette “quote rosa”.

Questo nuovo filone, per renderlo più riconoscibile nel mare magnum delle simpaticherie alle quali metter mano per dar lustro a brand e prodotti, ho pensato di battezzarlo “Pink Shower“, la doccia in grado di ammantare di rosa persino organizzazioni ed attività che mai avrei immaginato. E’ già man bassa, insomma. Infatti qualcuno annuncia oggi che la sua azienda anticiperà l’entrata in vigore della legge che imporrà la presenza minima di donne nei cda. Ho letto i nomi delle fortunate ed ora mi sento più tranquilla. Se proprio dovrò cambiare il treno di gomme terrò certamente presente questa azienda che ha avuto una notevole attenzione verso l’universo femminile, un universo fatto di rampolle note direte voi, però non siate sempre così pignoli!

Archiviato in:aziende, brand, Comunicazione, Greenwashing, neologismi, Pink Shower, Pubblicità, Quote rosa

Basta un poco di zucchero…

Ci sono cose che per la loro stessa natura risultano essere decisamente brutte, odiose o sgradevoli. Quando, per varie ragioni, è impossibile cambiarle o migliorarle nella sostanza, la comunicazione intervenendo sulla “facciata” riesce talvolta a compiere autentici miracoli, ad “edulcorarle” cioè, al fine di renderle più gradite o sopportabili da mandar giù (Mary Poppins docet).
Sin dalla notte dei tempi si fa abile ricorso agli eufemismi o a termini esotici (come gli anglicismi). Ogni buon comunicatore ne fa uso sapiente ed opportuno (persuasive copywriting, ad esempio). Però pure il mondo politico per tali pratiche non è secondo a nessuno.
Tra i termini del nostro vocabolario ritoccati dal “make-up” di cui sopra, ad esempio, c’è il celebre “netturbino” divenuto poi “operatore ecologico”.
Ma è di questi ultimi anni il caso più clamoroso e sfacciato: il “caporalato” si è trasformato in “staff leasing“, anche se in pratica pare si tratti sempre della stessa cosa. Come dire: il trucco c’è e si vede pure!

Archiviato in:comunicazione, Mary Poppins, neologismi, persuasive copywriting, staff leasing

Neologismi e politica

Non abbiamo ancora mandato giù l’indigesto termine “tesoretto” e già ci presentano la portata successiva: il “porcellum“! Burp…
Ho l’impressione di essere capitata per sbaglio in uno di quei ristoranti dove i camerieri ti stanno sul collo, ti soffiano via il piatto prima di finirlo e pretendono di importi anche cosa mangiare dopo. Pessimi!

Technorati

Archiviato in:neologismi, politica

Archivio post

The Best From The Past

I post più letti oggi

Più votati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: