Marketing Park

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Drunk communication

Da sempre osservo critica il modo in cui viene gestita la comunicazione legata ad eventi, persone e circostanze pubbliche. Incrociando poi quanto riportato e commentato dalle varie testate giornalistiche nonchè dai tanti canali di informazione è possibile delineare nel tempo – da un punto di partenza, quello che sta cioè all’origine di un fatto – una sorta di “albero genealogico” degli effetti, voluti e non, di talune azioni conseguenti alla prima divulgazione. Si viene a creare una ramificazione fatta di storico-cronologico (utile per una futura ricostruzione di un caso) ed analisi dell’evoluzione della notizia, personaggi inclusi.

Cosa accade alla palla di neve che vien giù dalla montagna mentre diventa una valanga?

Le deduzioni, da tale esercizio, sono molteplici. Ho notato, ad esempio, che casi diversissimi tra loro presentano curiose analogie, ove emergono errori, trascuratezza dei dettagli, sottovalutazione dell’opinione pubblica, imperizie nella tutela della reputazione. Ho così stilato una sintetica lista di conclusioni (assolutamente personali) collegandole ad alcuni fatti di cronaca e di costume.

  1. Porre attenzione a come verrà percepita una notizia a vari livelli socio-culturali. Così si orientano (e si disorientano) le masse.
  2. La storia insegna sempre. Perchè i precedenti non vengono presi minimamente in considerazione? Della serie: il nemico ti ascolta (e ti registra pure).
  3. Non c’è quasi mai valutazione preventiva degli effetti negativi di un’azione/di un atteggiamento. Mostrarsi sempre sopra le righe non paga.
  4. Nella gestione della crisi vanno evitati i dilettantismi. Certe dichiarazioni diventano macigni.
  5. L’ego scatena quasi sempre parole in libertà sulle quali non si potrà più intervenire.
  6. Le toppe sono spesso peggiori del guaio in sè, e la fretta consiglia male.
  7. Perchè svelare aspetti oscuri del proprio passato? Eccesso di narcisismo?
  8. Quando in tanti vogliono entrare in scena. L’occasione è ghiotta però alla fine ci perdono un po’ tutti.
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Archiviato in:comunicazione, crisis management, informazione, metafore, notizie, p.r., reputazione

Le storie invisibili

Di recente ho qui affrontato il tema della ricerca della verità, tra molteplicità di fonti e di versioni di una medesima vicenda. Trattasi comunque di notizie venute in qualche modo alla ribalta dei media.
Un problema ancor maggiore è rappresentato invece dalla totale assenza dagli organi di informazione di molte notizie di per sè gravi, che riguardano cioè soprusi o violazioni di diritti ai quali sono costretti interi paesi e comunità di cittadini. Questa tipologia di eventi, che ha luogo in una nazione democratica come l’Italia, grazie all’impegno di qualcuno riesce a volte a squarciare quel muro di silenzio stampa (non potrei definirlo diversamente) creato per non disturbare gli interessi di pochi.
Ecco allora che casualmente (come è accaduto a me) si viene improvvisamente a conoscenza – in una sera d’Agosto – di cose gravissime, perpetrate da anni e che non trovano mai sufficiente spazio su testate altisonanti e siti autorevoli, sui quali si preferisce puntualmente (e massicciamente) scrivere per settimane/mesi/anni – fino a sfinirci – di topless vip, finanzieri decaduti e canterini, dubbie celebrità, oppure di pseudo-informazione piuttosto che inimicarsi l’azienda di turno, big spender in pubblicità.

Archiviato in:big spender, informazione, Italia, notizie, silenzio stampa

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