Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Drunk communication

Da sempre osservo critica il modo in cui viene gestita la comunicazione legata ad eventi, persone e circostanze pubbliche. Incrociando poi quanto riportato e commentato dalle varie testate giornalistiche nonchè dai tanti canali di informazione è possibile delineare nel tempo – da un punto di partenza, quello che sta cioè all’origine di un fatto – una sorta di “albero genealogico” degli effetti, voluti e non, di talune azioni conseguenti alla prima divulgazione. Si viene a creare una ramificazione fatta di storico-cronologico (utile per una futura ricostruzione di un caso) ed analisi dell’evoluzione della notizia, personaggi inclusi.

Cosa accade alla palla di neve che vien giù dalla montagna mentre diventa una valanga?

Le deduzioni, da tale esercizio, sono molteplici. Ho notato, ad esempio, che casi diversissimi tra loro presentano curiose analogie, ove emergono errori, trascuratezza dei dettagli, sottovalutazione dell’opinione pubblica, imperizie nella tutela della reputazione. Ho così stilato una sintetica lista di conclusioni (assolutamente personali) collegandole ad alcuni fatti di cronaca e di costume.

  1. Porre attenzione a come verrà percepita una notizia a vari livelli socio-culturali. Così si orientano (e si disorientano) le masse.
  2. La storia insegna sempre. Perchè i precedenti non vengono presi minimamente in considerazione? Della serie: il nemico ti ascolta (e ti registra pure).
  3. Non c’è quasi mai valutazione preventiva degli effetti negativi di un’azione/di un atteggiamento. Mostrarsi sempre sopra le righe non paga.
  4. Nella gestione della crisi vanno evitati i dilettantismi. Certe dichiarazioni diventano macigni.
  5. L’ego scatena quasi sempre parole in libertà sulle quali non si potrà più intervenire.
  6. Le toppe sono spesso peggiori del guaio in sè, e la fretta consiglia male.
  7. Perchè svelare aspetti oscuri del proprio passato? Eccesso di narcisismo?
  8. Quando in tanti vogliono entrare in scena. L’occasione è ghiotta però alla fine ci perdono un po’ tutti.
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Archiviato in:comunicazione, crisis management, informazione, metafore, notizie, p.r., reputazione

Memories

Appena arrivata a Brescia, circa un decennio fa, mi ritrovai subito tra le mani una gran bella gatta da pelare: la promozione dell’ultima fatica canora di Fiorello!
In quei giorni, il Fiore nazionale (all’epoca con chioma lunga) portò una ventata di incontenibile allegria negli studi di registrazione della mia label, seguito a vista dalla sorella Catena (Cati, per tutti) che ne curava la fitta agenda. Ecco perchè, ogni qual volta mi chiedono da quanti anni vivo qui, io rispondo: da quando Fiorello portava la coda!

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P.R. today

Nelle Relazioni Esterne, oggi, è meglio metterci la faccia o nascondersi dietro un dito?
Secondo il vostro immaginario e/o esperienza, un buon P.R. cosa sceglierebbe?
Attendo i vostri graditi commenti.

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