Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Happyness is power!

A questo mondo il potere siamo abituati a vederlo da sempre nelle mani di pochi individui, talmente pochi che potremmo quasi chiamarli per nome uno ad uno.
Il potere non ha una faccia sola. Esso si esprime in varie forme e modalità, a tutti i livelli della società e dei paesi. Ognuno di noi poi, se ci pensate bene, nel suo piccolo in qualche modo è succube o esprime potere nei confronti di qualcun altro, oppure vive entrambe le situazioni.
La conquista di talune posizioni passa spesso attraverso l’espressione della forza: fisica, del denaro, della paura, di volontà propria, di volontà di altri “ancora più forti” (nel caso di designazioni). In rare occasioni anche la fortuna, ahimè, fa il suo gioco.
Machiavelli si chiese, a proposito del potere, come conquistarlo, utilizzarlo e conservarlo. Ne Il Principe egli si interrogava se fosse più giusto essere amati o temuti. Poichè i due aspetti erano incompatibili tra loro, dovendo proprio scegliere egli suggerì (al fine di mantenere a lungo la leadership) che sarebbe stato più opportuno essere temuti. Non a caso, tutti i grandi tiranni della storia hanno potuto avere ruolo grazie al terrore che esercitavano sui loro popoli.
In una società moderna e democratica però sarebbero impensabili coercizione e violenza fisica per piegare gli individui alla volontà altrui. Nella quotidiana partita della vita è piuttosto tutto un continuo “do ut des” col prossimo, anch’esso assimilabile al potere. Più che la paura, oggi, potrebbe far leva la felicità. C’è fame di felicità oggi, gli individui ne provano sempre meno perchè anche le gioie semplici di un tempo (lavorare, formare una famiglia, comprare una casa etc.) sembrano diventate per molti di colpo irraggiungibili. Lo sanno bene le aziende ed il Marketing. Io però non mi riferivo ai “paradisi artificiali” propinati dal mondo della pubblicità o in campagna elettorale, bensì alla felicità autentica che si sprigiona nelle persone al raggiungimento di un obiettivo o alla risoluzione di un piccolo o grande problema esistenziale. Il “dispensatore di felicità” insomma, chiunque esso sia ed in qualunque contesto operi, riuscirà davvero a conquistarsi lo “scettro del potere”, senza doversi neanche porre i machiavellici quesiti di cui sopra per conservare a lungo il consenso.

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Requiem

Ci sono settori che storicamente non eccellono in fatto di Comunicazione, per questioni di opportunità e/o per status acquisito. In questi mesi, vuoi per fatti di cronaca eclatanti, vuoi per i tempi difficili che la nostra società sta vivendo, le asincronie e le falle sono diventate molto più evidenti a tutti. In queste pagine ho già sottolineato la crucialità di crisis management e comunicazione istituzionale, ove la qualità delle informazioni diffuse può talvolta ribaltare anche le situazioni più compromesse.
Gli errori più comuni si verificano perchè:

  • la Comunicazione viene spesso vista come un costo, qualcosa da affidare a chi, già all’interno di una organizzazione per altre mansioni, è in grado di cucire un testo scritto in modo decente o può sostenere una conversazione pubblica, senza cognizione di aspetti strategici e know how specifici;
  • si sottovalutano le capacità critiche dei cittadini;
  • si enfatizzano aspetti marginali a scapito della sostanza;
  • non si adottano soluzioni tempestive ed adeguate;
  • si forniscono informazioni parziali, fuorvianti o di dubbia interpretazione.

Banche, politica e Chiesa vengono puntualmente “pizzicate” in uno o più dei sovracitati punti. I centri di potere, è ormai assodato, quando parlano (se parlano) lo fanno con modalità e contenuti antichi, a volte risibili, comunque ampiamente superati dai tempi e dai fatti.

Per ognuna delle categorie di cui sopra ho selezionato alcuni esempi recenti e significativi, dinanzi ai quali non si può che prendere atto che la Comunicazione è ormai morta:

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Ne abbiamo fatta di strada. Ne faremo di strada.

I cittadini del Web come li vedo io. Come mi sento io.
Organismi geneticamente modificati, dotati del “settimo senso”.
Una massa in crescita di individui critici e pensanti, un muro contro il quale vanno a scontrarsi prima o poi tutti quei soggetti e quelle istituzioni che nell’offline hanno radici e regnano da sempre incontrastate.
Su questo blog, ad esempio, ho spesso analizzato (ed ironizzato) gli effetti non sempre eccelsi di chi (aziende, marketer, pubblicitari, mondo dell’informazione) senza cognizione del mezzo – per non dire incompetenza – ha provato con supponenza ad approcciare Internet.

Ci sono momenti della vita del nostro Paese, poi, in cui i tentativi si moltiplicano, come in prossimità delle elezioni.

E così assistiamo a dinosauri della politica che cercano un dialogo con la Rete, che scoprono il potere dei blog, salvo poi abbandonarli dopo la tornata elettorale. Oppure new entry in cerca di popolarità cheap, perchè non hanno budget sufficienti per tappezzare le città con le loro foto posate. Fin qua nulla di cui sorprendersi. E’ la politica, baby.

Mi stupisco invece del consenso, dell’entusiasmo (talvolta pure del delirio) che il popolo del Web è sempre pronto a montare intorno a questi personaggi. Fior di blogger pronti a farsi mungere, ad abbracciare cause che mostreranno presto le rughe, ogni volta ben nascoste da parvenza di modernità e giovanilismo.

Ed il “settimo senso” di cui sopra?

“Nel XXI secolo tutto cambierà”
(da Torchwood)

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