Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Cotolette furbette

Un noto marchio di prodotti avicoli ha lanciato un concorso con in palio week-end gastronomici. La partecipazione è semplice: basta comunicare telefonicamente il codice gioco sul retro dell’etichetta oppure inserirlo nel sito web dedicato all’iniziativa, previa registrazione.  Avendo a disposizione ben 2 codici ho visitato il sito per inserire i miei riferimenti.  In calce al modulo fanno bella mostra di sè due finestre con le richieste disgiunte delle autorizzazioni al trattamento dei dati personali, come da rito. La prima verso l’azienda, al fine di poter svolgere nella legalità tutti gli step della partecipazione al concorso (invio e-mail di conferma registrazione, invio comunicazione di vincita ed assegnazione premio etc.); la seconda, invece, chiede il consenso per la cessione a terzi soggetti (non specificati) dei dati sensibili.

Ho flaggato “sì”  al primo box e “no” al secondo, non essendo interessata a questa  eventualità. All’inoltro del modulo è apparsa una frase perentoria che mi obbligava ad acettare l’informativa (quindi entrambe le richieste) per procedere con la registrazione. A questo punto, preso atto della non opzionabilità, ho gettato via i codici gioco ed ho scritto una mail al servizio clienti dell’azienda per esprimere la mia disapprovazione:

Spett. Azienda,

oggi avrei partecipato volentieri al Vs. concorso Xxxxx & Xxxxx (ho ben 2 codici gioco) ma ho desistito.

L’autorizzazione obbligatoria al trattamento dati da parte Vostra la posso comprendere, ma l’obbligatorietà ad autorizzare la cessione dei miei dati a terzi (pena la non registrazione) non la accetto.

Certe opzioni dovrebbero essere facoltative.

Distinti Saluti

La risposta dell’azienda è giunta in meno di un’ora:

Gentile Signora,

in merito alla Sua mail relativa ai dati personali nella registrazione ai concorsi, la informiamo che, ad ogni modo, ogni partecipante al concorso ha la facoltà, anche dopo aver giocato, di recedere in qualsiasi momento dall’autorizzazione al trattamento dei dati; è sufficiente che ne dia comunicazione all’indirizzo segnato nel form.

Nella speranza di esserle stati d’aiuto, cogliamo l’occasione per porgerle i nostri migliori auguri di Buona Pasqua.

Cordiali Saluti.

Pur riconoscendo a questo servizio clienti doti non comuni per la categoria come velocità ed efficienza, trovo comunque tortuoso ed antipatico l’iter che un povero cliente ancora appesantito dalle cotolette deve affrontare per non ritrovarsi in chissà quale banca dati: uscire, recarsi all’ufficio postale, compilare missive raccomandate e cartoline per ricevute di ritorno, spendere soldi, ritornarsene a casa ed incrociare le dita, per non essere nuovamente acciuffato dalla longa manus del marketing!

Archiviato in:aziende, concorsi a premi, Marketing, privacy, trattamento dati sensibili

Il grande equivoco

Le origini
Il fatto che taluni dati personali (es. indirizzi e-mail pubblicati sul web) fossero facilmente reperibili, indusse tanti marketer improvvisati a farne uso improprio. L’avvento di nuove norme a tutela della privacy e del trattamento dei dati ha ridimensionato l’impatto che il fenomeno spam (anche offline) aveva quotidianamente sulle nostre vite. Al sollievo di tanti utenti insofferenti si sommò anche una inevitabile selezione naturale degli operatori di direct marketing a favore di quelli professionalmente organizzati, in grado cioè di gestire con serietà opt-in e opt-out.
Il problema
Questo riordino pare però non riguardare mai del tutto i call center. A fronte di una netta riduzione di messaggi pubblicitari cartacei nelle nostre cassette di posta raramente abbiamo riscontrato una contrazione anche del numero di chiamate giornaliere provenienti da ogni sorta di venditore. L’esprimere volontà di non essere presente sugli elenchi telefonici ufficiali non mette mai completamente al riparo dai contatti non richiesti. Un emendamento dello scorso anno consentiva  ai call center di utilizzare i numeri di tutti gli abbonati alla rete fissa, sia vecchi che nuovi. Un uso indiscriminato autorizzato, in pratica, con scadenza al 31/12/2009.
La mia esperienza
Siamo a Marzo 2010. Tra i vari fornitori di servizi, gli operatori di telefonia e quelli di pay tv risultano essere ancora i più aggressivi e molesti. Non posso definire altrimenti chi persevera nelle chiamate (anche nel week-end) a fronte di un mio netto disinteresse verso certi servizi nonché dopo aver espresso richiesta di non essere più ricontattata. L’autodifesa inevitabilmente è scattata automatica. Non ho esitato a dotarmi di cordless con display per la visualizzazione del numero in entrata ed abbonamento al servizio Chi è della Telecom. Il 99,9% dei call center utilizza infatti un Id nascosto, quindi risulta facilmente individuabile al fine di negargli la risposta.
L’equivoco
La possibilità di fare man bassa di recapiti telefonici, nonché della pazienza dei consumatori, non si traduce automaticamente in business vincente.
Gli effetti
Le aziende che affidano la gestione – in outsourcing o meno –  delle proprie campagne promozionali, sono le dirette responsabili di come esse vengono condotte, non c’è alibi. L’idiosincrasia verso certi brand che esse generano lascia il segno e, come un marchio impresso a fuoco, duole. Trovo certe formule di vendita superate, se non dannose, con buona pace di quanti lavorano nel settore. La gente è sempre meno disposta ad ascoltare mirabolanti offerte durante i pochi momenti di relax domestico e la fiducia in un marchio nasce anche in regime di rispetto.

Archiviato in:aziende, call center, direct marketing, Marketing, privacy

Blog-aberrazioni (parte 1°)

La blogosfera riserva ormai sorprese quotidiane. Io mi porto avanti ed indico come “parte prima” questo post, perchè altri ne seguiranno sul tema. Altrochè.

E’ nata la (sinistra) figura del blogsitter (qui maggiori dettagli, qui invece il sito che media tra richiesta ed offerta), colui cioè che si prenderà cura dei vostri blog quando non avrete tempo da dedicare alla scrittura ed all’aggiornamento dei post. Essere blogger per qualcuno potrebbe così diventare un mestiere. Il blog però inevitabilmente perderà la sua connotazione personale in nome di una presunta “freschezza di giornata”.

Di recente il CEO di Sun Microsystems ha annunciato il taglio di 5000 addetti sul suo blog, in linea con una trasparenza aziendale che in questo caso specifico mi risulta però difficile comprendere (ho dei limiti anch’io!). La sorte di migliaia di persone, i lavoratori più i loro familiari, passa così attraverso uno strumento ludico-comunicativo (solo per qualcuno) come il blog. Immaginate cosa potrebbe accadere se questo precedente venisse adottato anche in altri contesti. Faccio un esempio a caso: il primario di oncologia di un ospedale che con leggerezza d’animo confida ad un post (durante la pausa caffè, magari) che 15 dei 40 pazienti del suo reparto non sopravviveranno oltre il mese in corso!

Alle prossime.

Archiviato in:blogosfera, privacy, social media

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