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Il prezzo estemporaneo

“Outlet” letteralmente significa “spaccio” ma, nell’eccezione moderna, ha acquisito anche il significato di luogo ove trovare merce a prezzi fortemente scontati perchè trattasi di capi fallati o stock invenduti di collezioni passate (talvolta davvero “trapassate”, consentitemi il termine).
Per noi italiani è quasi un neologismo, perchè è stato introdotto nel nostro lessico quotidiano solo in anni recenti, diventando da subito uno dei termini più amati per chi cerca buoni affari, sia nel fashion che in altri settori merceologici.
Coloro che oggi si fregiano di tale denominazione sono anche consapevoli del fatto che si possono creare nel potenziale acquirente le aspettative di cui sopra, quindi la tentazione ad abusarne per attirare clientela nel punto vendita può essere forte.

Ho visitato di recente un negozio autodefinitosi outlet sull’insegna. La prima macroscopica anomalia che ho notato è che su nessuno degli articoli esposti in vetrina era indicato il prezzo, in barba a tutte le norme della polizia urbana. All’interno, poi, nessuno dei capi presenti sugli stand aveva il cartellino! Il titolare, evidentemente, si affidava alla sua ineffabile memoria. Il problema è che io detesto chiedere…
E pensare che mi sembrava di aver già visto tutto in tema di saldi creativi.

In tempi di crisi del commercio, sia chiaro, ogni comportamento scorretto non solo non paga, ma marchia inevitabilmente anche per il futuro.

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