Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Perdiamoci di vista

Ci sono “mondi” che dovrebbero tenersi sempre a debita distanza o, almeno, studiarsi reciprocamente prima di incontrarsi o di siglare una qualsivoglia unione. In questi giorni abbiamo ampiamente constatato quanto moda e lusso abbiano difficoltà a districarsi tra social media e popolo della rete. Al di là delle capacità/professionalità impiegate nell’utilizzo di certi strumenti, credo che alla base degli inciampi ci siano proprio quelle peculiarità che da sempre caratterizzano talvolta i settori di elìte: arroganza e presunzione. L’approccio degli utenti web necessita quasi sempre di cautela, se non addirittura di un bagno di umiltà, cose normali insomma ma che fanno storcere il naso alle aziende abituate a fare i capricci con i media tradizionali, a puntare i piedi per pretendere trattamenti di favore dal magazine di turno. Ed allora ben vengano le “sculacciate social”!

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Facciamo muro

Da qualche tempo ormai leggo newsletter ed e-mail commerciali (alle quali sono volontariamente iscritta) con crescente disagio, quasi fastidio direi. Sento di essere diventata improvvisamente intollerante a certi status che le aziende si sono date nel modo di comunicare i “fatti loro” a noi altri, ovvero potenziali clienti, partner, consumatori fedeli etc. Mi riferisco ai cosiddetti indirizzi di posta “no-reply”, utilizzati worldwide per spedire messaggi promozionali e quant’altro, che non consentono una risposta immediata da parte dell’utente che intendesse rivolgere una qualsivoglia perplessità all’azienda in questione. Nei medesimi messaggi appare sovente anche una dicitura altrettanto noiosa tipo “si prega di non rispondere a questa mail”, senza specificare un indirizzo alternativo valido oppure rimandando ad un sito web da ribaltare prima da cima a fondo per poi scovare (forse) uno stramaledettissimo recapito dove sbattere la testa!  Questa perversione è una forma di one-way communication, comunicazione a senso unico che fa il paio pure con certi account Twitter o Friendfeed, quelli “zero following”. Ad e-mail marketing e social marketing gestiti con queste premesse dico semplicemente bye bye. Impariamo a selezionare brand e prodotti anche in virtù della loro voglia di interagire con chi può determinare la loro fortuna e che, quando approcciano il web, non ne tradiscono il senso “sociale” che questa parte del mondo si è data sin dalle sue origini.

 

 

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Professioni duepuntozero

Con l’avvento dei social media e dei tanti “socialcosì” le aziende con la coda di paglia, la coscienza pesante e la reputazione da difendere si sono inventati nuove figure professionali con denominazioni ricercate ma che (in estrema sintesi) corrispondono più o meno a dei mastini sguinzagliati in Rete alla ricerca di post indignati,  per intercettare i forum di clienti ed ex clienti insoddisfatti,  oppure disturbare ogni scambio legittimo di opinioni tra consumatori su Twitter/Friendfeed/Facebook. Il mastino, degno rappresentante dell’azienda per cui lavora, non ama le critiche, non ne fa tesoro e non fa ammenda. Egli ha un solo compito: entrare a corna basse tra i commenti ed urlare la sua, ridicolizzare i presenti, fare le pulci a tutti per poi affermare: visto, avevo ragione io.  *Ma io so’ io e voi nun siete un ca..o! (*cit. da Il Marchese del Grillo),

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