Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Burp!

Il 2012 comincia proprio bene. Della pubblicità si è sempre detto che è l’anima del commercio. Con gli anni abbiamo capito che è anche uno specchio dei tempi. D’ora in poi abituiamoci a considerarla come l’alka-seltzer, per far digerire agli italiani l’indigeribile.

E se non bastasse, beccatevi pure questa campagna dai toni pedagogici, tipici della più classica propaganda. Visti i tempi di crisi, dubito che sarà l’ultima.

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Una nuova rivoluzione (sub)culturale?

Da un paio di anni osservo un nuovo preoccupante fenomeno imperversare sui canali tematici per bambini del DTT e della pay tv, nonchè nelle fasce orarie pomeridiane (solitamente dedicate ai più piccoli) delle reti generaliste. Ricordate le telenovelas, quelle sbarcate in massa in Italia intorno ai primi anni ’80 e che tanto piacevano alle mamme ed alle zie più fanatiche? Trattavasi di teleromanzi dall’imprecisato numero di puntate, infarciti di amori impossibili, gelosie personali, liti furiose, crisi, invidie sociali e sgambetti vari, nonchè tutto quel repertorio di personaggi-caricatura immancabili in ogni famiglia a qualsiasi latitudine terrestre. In Sudamerica (da sempre specializzata in questo genere di produzioni televisive) hanno deciso di puntare su un pubblico diverso e più appetibile per gli sponsor: quello adolescenziale e pre-adolescenziale.

Ed ecco fiorire serie che, per rappresentazione di miserie umane ed il peggio dei sentimenti, variano dalle telenovelas di cui sopra solo per l’età dei giovani interpreti, anche se la sostanza purtroppo non è cambiata. Con un rapido zapping di telecomando il genitore più attento all’educazione dei propri figli può evitare che le storie di certe povere vite altrui entrino nel quotidiano della propria famiglia, però che fatica.

Anche dagli USA giungono da noi, a cadenza quasi regolare, sitcom e telefilm che propongono ai nostri piccoli modelli di vita e di carriera che non esulano quasi mai dal ballo e dal canto, come se fossero gli unici mestieri a cui aspirare sin dall’età delle elementari.

L’ultimo ventennio politico in Italia ha già lasciato un po’ ovunque macerie culturali e morali, quindi mi/vi chiedo: abbiamo davvero bisogno anche di tutto questo?

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Nuove felicità?

Le crisi economiche “prolungate”, perchè alimentate da continui scossoni che colpiscono welfare, tasse e lavoro, creano autentiche mutazioni genetiche nei consumatori. Se con l’autoconsapevolezza ogni individuo comincia a vivere con liberazione e sollievo il forzoso allontanamento dal consumismo, senza cioè provare frustazione nel non potersi più permettere taluni acquisti, allora saranno guai per tanti.

Economia e politica devono prenderne atto subito perchè sempre più spesso mi capita di leggere di iniziative in tal senso ed ho l’impressione che col tempo i proseliti della vita semplice e del consumo responsabile saranno sempre più numerosi. Si rischia infatti di prenderci quasi gusto!

Senza scomodare studi sociologici e trattati antropologici, a quanti di voi è capitato di conoscere anziani che pur non avendo problemi di budget avevano comunque uno stile di vita molto inferiore alle loro possibilità? Non è infrequente che persone forgiate da anni di privazioni dovute ad eventi bellici sappiano poi  condurre, anche in periodi di benessere, una esistenza sobria e senza orpelli.

Troppi ingranaggi si stanno via via inceppando nella nostra società, ma qualcuno già sceglie in serenità di incepparsi da solo. Se e quando riusciremo mai a ritrovare un mondo economicamente meno sofferente di quello odierno, sarà dura recuperare consumatori che io considero già adesso persi per sempre, e non ci sarà diavoleria del Marketing a riportarli indietro.

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