Marketing Park

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Facciamo muro

Da qualche tempo ormai leggo newsletter ed e-mail commerciali (alle quali sono volontariamente iscritta) con crescente disagio, quasi fastidio direi. Sento di essere diventata improvvisamente intollerante a certi status che le aziende si sono date nel modo di comunicare i “fatti loro” a noi altri, ovvero potenziali clienti, partner, consumatori fedeli etc. Mi riferisco ai cosiddetti indirizzi di posta “no-reply”, utilizzati worldwide per spedire messaggi promozionali e quant’altro, che non consentono una risposta immediata da parte dell’utente che intendesse rivolgere una qualsivoglia perplessità all’azienda in questione. Nei medesimi messaggi appare sovente anche una dicitura altrettanto noiosa tipo “si prega di non rispondere a questa mail”, senza specificare un indirizzo alternativo valido oppure rimandando ad un sito web da ribaltare prima da cima a fondo per poi scovare (forse) uno stramaledettissimo recapito dove sbattere la testa!  Questa perversione è una forma di one-way communication, comunicazione a senso unico che fa il paio pure con certi account Twitter o Friendfeed, quelli “zero following”. Ad e-mail marketing e social marketing gestiti con queste premesse dico semplicemente bye bye. Impariamo a selezionare brand e prodotti anche in virtù della loro voglia di interagire con chi può determinare la loro fortuna e che, quando approcciano il web, non ne tradiscono il senso “sociale” che questa parte del mondo si è data sin dalle sue origini.

 

 

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