Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

La dolorosa verità

Mentre stamattina leggevo di una dirompente fusione tra agenzie pubblicitarie, non  ho potuto esimermi da una riflessione. Ho notato da un po’ che alcune catene italiane di negozi (in particolare settore arredamento e prodotti per la casa/cura della persona), con numerosi e consolidati punti vendita lungo tutta la Penisola, riescono ancora a proporre prezzi fortemente competitivi anche rispetto alla GDO tradizionale. Non trattandosi di discount bensì di rivenditori di prodotti di grandi marche o, come nel caso dell’arredamento, con fornitori di tutto rispetto che producono mobili e complementi in Italia, ho cercato di capire dove fosse il loro punto di forza, quello cioè in grado di farli competere sul territorio persino con presenze storiche come Ikea e che offrono, con una modica cifra in più, pure un indispensabile (per molti di noi) servizio di trasporto e montaggio. Mi duole scriverlo ma, as usual, queste catene da anni hanno una gestione molto diretta e circoscritta della pubblicità e del marketing. Esse escludono i costi di agenzie, di testimonial, di realizzazione di campagne creative e di spazi pubblicitari sui media nazionali ma “parlano” direttamente alle zone di competenza solo tramite depliant e cataloghi recapitati a casa, mostrando chiaramente le offerte senza fuffa ed effetti speciali. Questa banale strategia gli permette di mantenere un buon margine e, contemporaneamente, prezzi altamente concorrenziali che in tempo di crisi dei consumi non passano certo inosservati. Elementare, Watson? Ni, perchè a mio avviso andrebbero fatte molte considerazioni sull'(in)accessibilità per molti all’advertising ortodosso oppure sull’inevitabile ricaduta dei costi sul consumatore sempre meno disposto ad accollarsi le spericolate scelte di marketing a monte.

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L’effetto “espresso” (e come te lo demoliscono)

Express/Espresso. Che bella parola. Ovvero: quando ad un bisogno corrisponde una risposta immediata, certa, costi quel che costi. Risparmiare tempo è già un guadagno.
Mangiare, riparare, farsi consegnare…acquistare!
 
Pensate proprio a tutti quei beni voluttuari, emozionali, irrinunciabili (almeno così li si immagina, in quella frazione di tempo in cui si sente una irrazionale spinta a comprarli).
Poi magari vi dicono: è da ordinare!
La trama si complica. A questo punto tutto può ancora accadere. Vediamo.

a) Per chi compra.
Trattasi di una seconda chance che il destino gli offre per farlo ricredere su un investimento che potrebbe anche rivelarsi pessimo o, più semplicemente, inutile;

b) Per chi vende.
Si profila una possibile mancata vendita. Non tutti sono disposti ad aspettare. Guardare-provare-portare via è la linearità di eventi cara allo shopping addicted.

Poi capita di leggere che certe fashion victim si mettono in lista d’attesa di mesi per una borsa di coccodrillo da 15 mila Euro ed allora verrebbe voglia di interpellare la psichiatria per decifrare certi comportamenti e riscrivere tutto quanto già contemplato in fatto di Marketing Emozionale!

 

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"Professionisti" della vendita

Se state per convertirvi al Mac, ma ancora non avete le idee chiare, vi auguro di incontrare venditori migliori di questi.

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