Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Se virale fa rima con banale

Come tutte le opere di intelletto, anche le sceneggiature sono coperte da copyright. La riproduzione/pubblicazione in qualsivoglia forma, totale o parziale, di un documento relativo addirittura alla puntata cruciale di un telefilm non ancora messo in onda, dovrebbe pur implicare qualcosa per chi lo fa. La storiella che circola in questi giorni, in jumping da una redazione all’altra, non regge. I produttori, appena venuti a conoscenza della cosa, avrebbero potuto ricorrere alle diffide di rito, ma così non è stato. Se poi l’artefice della presunta “malefatta” è pure un personaggio che ha una certa dimestichezza coi media nonchè vicino al mondo delle produzioni televisive, verrebbe da pensare a ben altri retroscena che non il fortuito ritrovamento di fogli dimenticati in un bar dell’altro capo del mondo da un attore distratto.  Il sospetto che si tratti di una bufala o di una azione promozionale per accrescere l’attesa intorno al capitolo conclusivo della serie più misteriosa degli ultimi anni è forte. Il popolo della Rete, in fondo, è sempre una gran bella risorsa (lo dico da tempo), o no?

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Palla (virale) al centro

In questi giorni mi sono capitati tra le mani vecchi articoli sul viral marketing, risalenti agli anni 2005/2007. In essi venivano spiegati: il fenomeno (all’epoca ancora piuttosto nuovo per l’Italia), gli strumenti, alcune case history e relativi effetti.
Anch’io ne scrissi qualcosa. Ricordo poi di aver citato un caso non proprio riuscito.

Word of mouth a parte (perchè si basa sulle relazioni, sull’esperienza diretta etc.), oggi mi/vi chiedo: il viral funziona ancora? In un tempo in cui, ormai, persino le pandemie (quelle vere) sembrano far cilecca, certe tecniche più o meno occulte, più o meno aggressive di comunicazione pubblicitaria riescono ancora a far presa -e per davvero- sui nostri poveri organismi immunizzati?

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Le mie 7 regole per l’approccio al Viral Marketing

  1. Un’azione di guerrilla dev’essere sempre unica ed irripetibile (anche per l’azienda che la fa).
  2. L’effetto sorpresa è fondamentale. “Unexpected” è la parola d’ordine, sempre.
  3. Evitare le “ispirazioni” o scopiazzamenti (perchè? Leggere il punto successivo).
  4. Chi arriva dopo sarà sempre 2°.
  5. Cercare modalità di diffusione, territori e canali sempre alternativi ai soliti (YouTube, ad esempio, è già aria fritta).
  6. “Saltare” da un’agenzia all’altra, anche se con le precedenti ci si è trovati bene. La discontinuità (di idee) è salutare.
  7. Il budget non fa la differenza (anche se vi raccontano il contrario).

Qui un esempio recente (ed economico) che mi è piaciuto.

Technorati

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