Marketing Park

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del Marketing! Dal 2006.

Quando l’autoconservazione diventa autoestinzione

Un link pubblicato all’interno di un testo o di un post è in pratica PUBBLICITA’ GRATUITA, nient’altro che una citazione innocua (per il copyright) dotata però del grande potere di veicolare utenti freschi da un sito all’altro che potenzialmente potrebbero diventare anche lettori affezionati. Grazie al linking ho potuto conoscere ed apprezzare negli anni testate ed autori che seguo tutt’ora. La negazione di un link ad una notizia, una fonte o ad un contenuto su un sito limita de facto il numero di accessi al sito stesso. L’editore che si ostina in tal senso fa praticamente harakiri!
Purtroppo in Belgio ormai succede già.
In un post precedente avevo posto in evidenza come certi “dinosauri” dell’industria discografica – pur di autoconservarsi (o almeno così essi sperano) – limitino ostinatamente la diffusione dei loro videoclip=spot musicali sul Web (esemplare è la vicenda di You Tube). Ebbene quegli imprenditori miopi oggi godono anche dell’ottima compagnia degli editori belgi e, come le celebri bestie della Preistoria, si stanno avviando allegramente sul viale dell’estinzione che – come la storia insegna – ha favorito però la comparsa dell’uomo sulla Terra!
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Walk the Dinosaur

La libera diffusione/condivisione di informazioni e contenuti sul Web rappresenta da sempre un cruccio per coloro che producono “frutti dell’intelletto”.
Tra questi, più di tutti, editori e discografici.
Senza voler qui analizzare i perchè ed i per come, o tracciare per tappe cosa è avvenuto da Napster in poi, avendo osservato per molto tempo anche da “addetto ai lavori” la situazione, ho potuto riscontrare che tra gli artisti sussistono (per fortuna) anche oasi libere dalla nevrosi da file-sharing peer-to-peer.
In particolare, tra gli esordienti (al 1° disco o quasi) o tra quegli artisti (anche noti) il cui mercato è legato quasi esclusivamente alla vendita del supporto in vinile (mix destinati ai dj professionisti), che già alla fine degli anni ’90 – quindi con la diffusione di Internet in termini di utenza e cultura – alimentavano abilmente la loro popolarità tra i giovanissimi “disseminando” in Rete e su Napster alcune versioni dei loro pezzi.
L’insolita operazione di auto-marketing non intaccava minimamente le vendite e contribuiva ad aumentare la simpatia degli artisti stessi i quali traevano, nel contempo, anche interessanti spunti per valutare il gradimento dei singoli brani e decidere se incidere o meno talune versioni. Il tutto infine avveniva anche col bene placet di alcuni produttori del settore. L’Mp3 era praticamente utilizzato nè più nè meno come uno spot.

Anche i video musicali nacquero, alcuni decenni orsono, per fungere da spot agli artisti ed amplificare la loro presenza televisiva da un capo all’altro del globo perchè, come noialtri mortali, anch’essi non erano dotati del dono dell’ubiquità.

Nei giorni scorsi ho letto un’inquietante notizia, o meglio, un vero tentativo di sovversione della natura promozionale dei…videoclip!

Il presidente di Universal Music, Doug Morris, si è scagliato (solo verbalmente, per ora) contro My Space e YouTube, ree – a suo dire – di infrangere i diritti d’autore mettendo a disposizione degli utenti migliaia di video musicali.

A mio avviso, in virtù della natura pubblicitaria dei videoclip, andrebbe incentivato il loro libero scambio tra siti, utenti e media in generale. Inoltre, come già avviene con le emittenti televisive, dovrebbero essere proprio i responsabili promozione delle etichette discografiche a fornire i file audiovisivi gratuitamente, magari mettendoli a disposizione dei webmaster o dei blogger (oggi autentici opinion leader) in apposite aree sui loro siti aziendali.
Eppure, qualche “dinosauro” ne vorrebbe ora ridurre la diffusione, a discapito degli artisti che già temono negativi effetti boomerang che tali eclatanti iniziative potrebbero avere sulla loro immagine.

Technorati

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