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Consigli non richiesti #6

Molti quotidiani italiani, nella loro versione online, impongono limitazioni d’accesso ai loro archivi. In pratica, salvo rare eccezioni, se si vuol leggere un numero intero o un singolo articolo risalente a qualche mese/anno fa bisogna prepararsi ad un vero tour de force. Le testate bresciane, ad esempio, prevedono non solo la registrazione utente ma anche varie forme di abbonamento. In un caso, pur pagando, risultano accessibili solo i documenti pubblicati negli ultimi 6 mesi. Queste limitazioni, a mio avviso, nuociono proprio ai giornali locali (di per sè già di nicchia) perché ne riducono la popolarità anzi, ne annullano la visibilità in Rete, in quanto non linkabili dai siti/blog nè raggiungibili dai motori di ricerca. Aprirsi al World Wide Web favorirebbe la circolazione dell’informazione, la notorietà dei giornalisti e delle testate, la diffusione di fatti ed eventi locali che spesso rimangono sconosciuti ai più.
Qualcuno potrebbe obiettare motivi di costi (spazio occupato sui server, banda, manutenzione etc.) però, nel caso di .pdf, gli spazi pubblicitari restano visualizzabili come sulla copia cartacea, quindi perpetui nel tempo. Gli inserzionisti sono consapevoli che già entro poche ore dall’uscita nelle edicole nessuno guarderà più la loro pubblicità, figuriamoci qualche mese dopo. Gli editori potrebbero chiedere a loro un eventuale obolo in più per far fronte alle spese vive che la presenza in Internet comporta, in cambio dell’eternità (o quasi).

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