Adoro fare letture “trasversali” di siti e testate, passando dalle voci ufficiali del nostro povero Paese fino a quelle alternative al solito coro, e queste ultime – sempre più spesso – risultano essere più coerenti nel raccontare fatti ed antefatti.
Al termine di ogni tour (o slalom) tra le notizie, capita di farsi un’idea critica di quanto succede quotidianamente in Italia ed altrove, alimentata da connessioni insospettabili tra eventi recenti e passati.
Anni di Comunicazione, poi, lasciano il segno, quindi anche volendo tenere seppellita l’ascia non mi riesce proprio di rimanere indifferente ed acritica verso certe campagne pubblicitarie nostrane, frutto non tanto del creativo di turno ma di un’idea industriale tutta italiana, anzi, provinciale.
In Germania hanno un PIL così alto (rispetto a noialtri) anche perchè fanno delle gran belle auto, e per “belle” non mi riferisco solo al design ma soprattutto al fatto che non deludono mai – per innovazione, sicurezza, durata – benchè costino un tantino di più (soldi ben spesi, diranno in tanti).
Possibile che da noi, il massimo che si riesce a fare per spingere la vendita dei nostri marchi, o modelli triti e ritriti, è solo una pubblicità pseudo-comparativa o dai toni pedagogici tesi ad evocare un’appartenza nazionale da tener presente anche quando si acquista un bene da migliaia di Euro?
Ci cascarono già nel 2005, ci riprovano nel 2012. Errare humanum est, ma perseverare…
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